Archive | June 2016

Calf raise

I calf raises o heel raises (letteralmente “sollevamenti dei polpacci” o “dei talloni”) sono una vasta categoria di esercizi con sovraccarichi mirata principalmente alla stimolazione del muscolo tricipite surale, composto da gastrocnemio (o gemelli) e soleo.

I calf raises sono un’estesa categoria di esercizi con sovraccarichi, in buon parte dei casi praticati su macchinari, finalizzati principalmente allo stimolo del tricipite della sura, gruppo muscolare composto da soleo e gastrocnemio. Questi movimenti hanno in comune il movimento monoarticolare di flessione plantare (estensione del piede). Esistono essenzialmente due famiglie di calf raises, che possono essere praticate su diversi macchinari o ai pesi liberi:
Il “calf in piedi” (standing calf machine) è la rappresentazione classica degli esercizi per il tricipite surale a gamba estesa, rivolti alla sollecitazione mirata del muscolo gastrocnemio. L’esecutore di posiziona in piedi, con le spalle al di sotto delle imbottiture, l’avampiede sullo scalino, le ginocchia completamente estese e bloccate, e le caviglie in flessione passiva. Il movimento prevede la flessione plantare (estensione del piede) nella fase concentrica, e la flessione dorsale (flessione del piede) nella fase eccentrica. Alcuni autori fanno presente la difficoltà nell’apprendere ed eseguire il movimento, perché tra l’articolazione mobile (caviglia) e il punto d’appoggio della resistenza (spalle) vi sono decine di articolazioni, e solo un minimo spostamento o movimento compensatorio potrebbe annullare o ridurre l’efficacia dell’esercizio, distribuendo il sovraccarico su altri gruppi muscolari ausiliari. Per questi motivi, la standing calf machine è un esercizio che richiede un grande controllo propriocettivo, un buon sviluppo della connessione mente-muscolo, e un buon condizionamento della muscolatura addominale e paravertebrale, qualità necessarie per garantire la massima stabilizzazione e immobilizzazione della colonna e del tratto lombare, e fondamentali per focalizzare il lavoro sul muscolo bersaglio. Un aspetto altrettanto importante per focalizzare il lavoro muscolare sui gemelli è quello di mantenere le ginocchia completamente estese e bloccate, in modo che l’articolazione del ginocchio non venga mobilizzata. Infatti il “calf in piedi” è un esercizio monoarticolare, che prevede quindi la mobilizzazione di una sola articolazione (caviglia) per enfatizzare l’isolamento dei muscoli agonisti. Rispettando questo accorgimento si riesce a favorire il massimo stiramento e la massima attività del gastrocnemio, muscolo biarticolare che origina dall’area distale posteriore del femore, e la cui attività potrebbe essere ridotta con una leggera flessione del ginocchio (ginocchia semiestese) o con una sua mobilizzazione durante il movimento.
Il “calf seduto” (seated o sitting calf machine) è la rappresentazione classica degli esercizi per il tricipite surale a gamba flessa, rivolti alla sollecitazione mirata del muscolo soleo. L’esecutore di posiziona seduto alla macchina specifica, con la parte distale delle cosce al di sotto delle imbottiture, l’avampiede sullo scalino, e le caviglie in flessione passiva. Questo movimento esclude o limita fortemente l’intervento del gastrocnemio, perché la flessione della gamba porta tale muscolo biarticolare in precontrazione (insufficienza attiva), distribuendo il lavoro sul soleo. Essendo il soleo un muscolo monoarticolare che origina dal terzo prossimale del perone, il suo allungamento non è minimamente condizionato dall’angolo del ginocchio (flessione/estensione) al contrario di quanto accade per il gastrocnemio. È interessante osservare che il seated calf, portando fuori gioco i gemelli, durante la flessione plantare distribuisce il maggior carico sui restanti muscoli incaricati di estendere la caviglia, non sappresentati solo dal soleo, ma anche da diversi altri gruppi muscolari minori.
La calf press è un macchinario specifico alternativo alla standing calf machine per sollecitare il gastrocnemio. La macchina è composta da una struttura con delle imbottiture su cui l’esecutore di posiziona a livello dei glutei con busto verticale, e che scorre su un piano obliquo mediante il movimento monoarticolare di flessione plantare con gli avampiedi appoggiate su una pedana. Il principio fondamentale è il medesimo del calf in piedi, in quanto l’esercizio prevede il movimento monoarticolare di flessione plantare (estensione del piede) a ginocchia estese (per il gastrocnemio), tuttavia esistono alcuni vantaggi rispetto alla precedente. La calf press infatti elimina il principale inconveniente del calf in piedi, poiché la resistenza viene caricata sulla bassa schiena e sul bacino (zona lombo sacrale), non sulle spalle, escludendo tutta quella serie di articolazioni (essenzialmente le vertebre) e di muscoli stabilizzatori che in quest’ultimo devono rimanere attivi per mantenere la stabilità e la rigidità del tronco, rendendolo più difficile da praticare correttamente. Nella calf press non vi è la necessità di controllo della stabilità e della propriocezione, facilitando la focalizzazione del lavoro sui polpacci. Per questi motivi il macchinario potrebbe essere più indicato per soggetti inesperti e/o con uno scarso sviluppo della connessione mente-muscolo.
Il calf alla leg press è un esercizio del tutto simile alla calf press, ma in tal caso viene utilizzata la popolare macchina per le cosce, con la possibilità di scegliere tra la leg press orizzontale, la leg press a 45° o l’hack squat. L’esecutore si sposiziona correttamente sullo schienale della leg press, spinge la pedana senza sbloccare i ganci di sicurezza, e posiziona gli avampiedi nell’estremità inferiore della stessa. I pregi di questa variante sono i medesimi della calf press, cioè la resistenza posta sulla zona lombo sacrale, e l’esclusione dei muscoli stabilizzatori che nel “calf in piedi” intervengono in maniera rilevante per stabilizzare il tronco Ray Ban Occhiali. Anche il calf raise alla leg press può essere più indicato rispetto alla standing calf machine per i soggetti inesperti, poco dotati di stabilità, e con una difficoltà a mantenere rigido e stabile il tronco durante l’esecuzione del movimento.
Il donkey calf raise è un esercizio sempre finalizzato allo stimolo selettivo del gastrocnemio. Come nelle due precedenti varianti descritte, esso elimina la resistenza e il sovraccarico sulle spalle, e quindi esclude l’intervento dei muscoli stabizzatori del tronco. La differenza sostanziale è che la resistenza viene posta sulla bassa schiena, in prossimità della zona lombo sacrale, quando l’esecutore si trova a busto flesso. Nel donkey calf raise, il busto viene flesso a circa 90° (parallelo al pavimento) con un rialzo sotto la pianta del piede, trovando un sostegno con le braccia di fronte a sé, e posizionando un sovraccarico come una zavorra o una persona seduta a cavalcioni a livello della bassa schiena. Analogamente a tutti i calf per il gastrocnemio, anche in questo caso viene previsto il movimento monoarticolare di flessione plantare (estensione del piede) a ginocchia completamente estese. Esiste anche la risposta del donkey calf all’apposita macchina specifica (donkey calf machine), dove la resistenza, rappresentata da un’imbottitura sovraccaricata col pacco pesi, viene posta allo stesso modo nella zona della bassa schiena a busto flesso.
Si tratta della risposta alla standing calf ai pesi liberi. In questo caso l’intervento dei muscoli stabilizzatori del corpo viene esaltato più di ogni altra variante, poiché viene richiesto il massimo equilibrio per mantenere la posizione eretta verticale, e quindi per riuscire ad eseguire correttamente l’esercizio. Posizionando un rialzo sotto l’avampiede, o posizionandosi su uno scalino, si esegue il movimento del calf in piedi facendo attenzione a mantenere l’equilibrio. Per questo scopo è possibile utilizzare il bilanciere o i manubri in modalità bilaterale o unilaterale. Questo movimento può risultare piuttosto difficoltoso se il soggetto non è dotato di una grande stabilità, e può essere utile proprio per sviluppare tale capacità.
Lo standing calf raise unilaterale con manubri esalta ulteriormente lo sviluppo della stabilità (soprattutto se praticato senza sostegno con le braccia). Secondo il coach Charles Poliquin, questa variante recluta anche il flessore lungo dell’alluce, che se sviluppato ha dimostrato di migliorare la velocità negli sprint. Inoltre, secondo Poliquin stimolare il gastrocnemio in modalità unilaterale migliora la percezione del lavoro e massimizza la qualità del movimento e il carico sui polpacci. Per rendere questo esercizio più efficace, viene suggerito di tenere il manubrio sullo stesso lato della gamba attiva. Nel massimo della fase eccentrica, stringere i glutei della gamba attiva aumenterà ulteriormente l’allungamento fasciale. Viene infine suggerita la possibilità di eseguire l’esercizio senza carico ottenendo uno stimolo altrettanto adeguato.
Si tratta della variante della standing calf eseguita alla smith machine. Per eseguire l’esercizio è necessario posizionare un rialzo sotto l’avampiede, proprio al di sotto del bilanciere del macchinario. Si procede poggiando correttamente il bilanciere sui trapezi, impugnandolo con entrambe le mani e scaricando i ganci di sicurezza della smith machine. Si esegue il movimento di flessione plantare. È un esercizio analogo alla standing calf machine, e può essere usato come sua sostituzione.
La seated calf raise ai pesi liberi prevede l’uso di un bilanciere o di un manubrio da appoggiare sulla parte distale della coscia (poco sopra il ginocchio). Partendo da seduti su panca, si pone un rialzo sotto i piedi in modo da permettere la massima escursione articolare della caviglia, si pone il bilanciere sulla parte distale delle cosce impugnandolo saldamente con entrambe le mani, e si esegue il movimento di flessione plantare con le gambe flesse a circa 90°. Può essere suggerito di avvolgere il bilanciere con un’imbottitura per ridurre la pressione sulla coscia durante l’esercizio. L’esercizio può essere eseguito anche con i manubri, in questo caso più indicati per la variante unilaterale.
Si tratta della variante della seated calf eseguita alla smith machine. Per eseguire l’esercizio è necessario posizionare una panca allineata in parallelo al bilanciere, e sedersi sul bordo della panca in modo che il bilanciere sia poggiato sulla parte distale delle cosce, possibilmente con un’imbottitura per evitare l’eventuale dolore indotto dalla pressione del bilanciere sulle cosce. Partendo da seduti su panca, si pone un rialzo sotto l’avampiede in modo da permettere la massima escursione articolare della caviglia, e si esegue il movimento di flessione plantare con le gambe flesse a circa 90°.
È una variante della seated calf poco comune proposta da alcuni autori. Essa prevede la semplice esecuzione del calf accovacciati con le ginocchia iperflesse. L’esecutore posiziona una zavorra sotto l’avampiede e si mantiene in equilibrio trovando un sostegno davanti a sé. Si procede con il movimento di flessione plantare. L’esercizio può essere interessante per enfatizzare al massimo la flessione dorsale passiva della caviglia grazie alla posizione del avampiede, con un potenziale aumento della mobilità allungando il soleo. Il calf accovacciato è tra tutte le varianti per il soleo, quella che più enfatizza la flessione del ginocchio, accorciando molto più il gastrocnemio rispetto alla normale seated calf machine.
La rotary calf machine è un macchinario dotato di pacco pesi che permette un movimento simile al calf alla leg press orizzontale o alla calf press. L’esecutore si posiziona seduto sullo schienale a gambe estese poggiando gli avampiedi sull’apposita pedana. La differenza tra la rotary calf e le calf press è da riconoscere nel fatto che la rotary calf impone di spingere con i piedi una pedana rotante su se stessa su un’asse stabile, piuttosto che spingere in senso sagittale la pedana mobile. Alcuni autori ne descrivono l’esecuzione con ginocchia poste in semiflessione, una posizione effettivamente imposta dal macchinario. Questa modifica dell’angolo del ginocchio può penalizzare il massimo reclutamento del gastrocnemio, il quale risulta sensibile a queste modifiche.
I reverse calf raise (calf raise inverso) trovano una netta distinzione con i calf raise comuni, in quanto non sollecitano il tricipite della sura e i muscoli sinergici, quanto piuttosto i muscoli antagonisti, ovvero coloro che provocano la flessione dorsale (flessione della caviglia). I muscoli che favoriscono il movimento di flessione dorsale sono: tibiale anteriore, peroneo anteriore, estensore lungo delle dita, estensore lungo dell’alluce. In effetti, i calf inversi non hanno propriamente un’attinenza con lo stimolo dei tricipiti surali, ma il loro utilizzo può essere indicato per favorire indirettamente la crescita e il rafforzamento di questo gruppo di muscoli. I calf inversi possono essere praticati su molti dei macchinari utilizzati per lo stimolo dei polpacci, come calf press, calf alla leg press, standing calf, seated calf, ecc. Essenzialmente, invece di posizionare l’avampiede sul piano d’appoggio lasciando liberi i talloni, nei calf inversi si posizionano i talloni sul piano d’appoggio e, facendo leva sugli stessi, si procede estendendo le punte dei piedi verso il basso nella fase eccentrica, a cui segue la flessione dorsale del piede nella fase concentrica. In questo modo vengono sollecitati i flessori della caviglia sopracitati. Il coach Charles Poliquin sostiene che una debolezza dei flessori della caviglia (rappresentati soprattutto dal tibiale anteriore) inibisce la crescita e il rafforzamento del soleo e del gastrocnemio. Egli sostiene che un buon metodo sia quello di eseguire un super set degli antagonisti tra flessori plantari e flessori dorsali per accelerare la crescita dei polpacci. Alcuni autori ne attribuiscono importanza per riequilibrare le tensioni del polpaccio contrastando l’appiattimento del piede (piede piatto), mentre altri suggeriscono questi esercizi per migliorare la stabilità e la prestazione nella pedalata.
Come trattato precedentemente, le tipologie di calf raise per stimolare selettivamente il gastrocnemio differiscono da quelle più adatte per stimolare nello specifico il soleo. È stato stabilito che tutti i calf raise eseguiti a ginocchia estese siano adatti per sollecitare il gastrocnemio, viceversa i calf raise a ginocchia flesse (normalmente a circa 90°) siano ideali per lo stimolo del soleo. Le distinzioni tra le due tipologie di esercizio sono date appunto dal differente angolo del ginocchio, la cui modifica è in grado di spostare il lavoro su uno dei due rispettivi muscoli che compongono il tricipite della sura. Ciò può essere compreso prendendo in considerazione alcune leggi della fisiologia muscolare:
Poiché il gastronemio è un muscolo biarticolare che ha anche la funzione di flessore della gamba, estendere la gamba porta tale muscolo in prestiramento, e quindi ad aumentarne il reclutamento durante i calf raise rispetto a quando la gamba è flessa. Al di là dell’aspetto puramente teorico, questo principio è stato confermato da numerose analisi scientifiche dirette paragonando l’attività dei due capi del tricipite surale a diversi angoli del ginocchio.
Tuttavia, diversamente da quanto previsto dalle Leggi muscolari sopracitate, svariati studi, hanno stabilito che il gastrocnemio mediale intervenga maggiormente a ginocchio completamente esteso (180°), ma il gastrocnemio laterale risulti essere meno sensibile alla variazione dell’angolo del ginocchio. In conclusione, il soleo e il gastrocnemio mediale possono effettivamente essere reclutati selettivamente in base all’angolo del ginocchio, mentre il gastrocnemio laterale non sembra essere influenzato dall’angolo allo stesso modo degli altri due capi.
Diversi autori hanno proposto che anche una leggera modifica dell’angolo del ginocchio durante l’esecuzione dei calf a gambe estese (tutte le varianti specifiche per il gastrocnemio) possa ridurre o compromettere il reclutamento del gastrocnemio. Infatti, secondo i principi del prestiramento/precontrazione e dell’insufficienza attiva/tensione passiva, eseguendo questi esercizi il reclutamento del gastrocnemio verrebbe penalizzato se le ginocchia subiscono una leggera flessione (gionocchia semiestese). Ciò accade perché anche una minima flessione del ginocchio riduce la lunghezza del gastrocnemio in partenza (precontrazione) rispetto a quando le ginocchia vengono portate in completa estensione. Si può ipotizzare che una modifica dell’angolo del ginocchio di pochi gradi (semiestensione) durante i calf a gambe estese possa causare una rilevante riduzione dell’attività del gastrocnemio a favore del soleo, per tanto sarebbe suggeribile mantenere le ginocchia completamente estese e bloccate per favorire il massimo prestiramento e la massima attivazione del gastrocnemio. Bisogna considerare che tra i due fasci del gastrocnemio, quello che beneficerebbe maggiormente della massima estensione del ginocchio durante il calf raise sarebbe il capo mediale (interno), il quale appunto risulta più sensibile alle modifiche dell’angolo del ginocchio.
Conclusioni:
Durante l’esecuzione delle varianti del calf raise per il gastrocnemio (standing calf, donkey calf, calf press, ecc) svariati autori hanno suggerito che modificare l’orientamento delle punte dei piedi possa localizzare maggiormente il lavoro sui gastrocnemi mediali o laterali. Con le punte verso l’esterno si localizza il lavoro sul gastrocnemio mediale (interno), viceversa con le punte verso l’interno si focalizza un maggiore lavoro sul gastrocnemio laterale (esterno), mentre a piedi paralleli si solleciterebbero entrambi i capi contemporaneamente. I concetti alla base di questa ipotesi sono presumibilmente fondati sugli stessi principi del prestiramento e della precontrazione muscolare citati precedentemente. La rotazione mediale del piede (intrarotazione) porta in maggiore allungamento e prestiramento il capo laterale (esterno) del gastrocnemio, poiché origina dall’epicondilo laterale del femore. Al contrario la rotazione laterale (extrarotazione) porta in maggiore prestiramento il capo mediale (interno) del gastrocnemio, che origina dall’epicondilo mediale del femore. Queste constatazioni sono state effettivamente confermate in letteratura. Campbell et al. (1973) trovarono che la flessione plantare con le punte orientate internamente aumentasse maggiormente l’attività del gastrocnemio mediale e del soleo rispetto al gastrocnemio laterale. Secondo le analisi di Tesch (1999) con imaging a risonanza magnetica (MRI) tratte da un suo testo, le punte orientate internamente attivano entrambi i capi del gastrocnemio, mentre le punte orientate esternamente attivano maggiormente il capo mediale. Riemann et al. (2011) condussero analisi più specifiche e approfondite. I ricercatori analizzarono 20 soggetti allenati con i pesi prescrivendogli l’esecuzione dei calf raise con le punte ruotate internamente, esternamente, o in posizione neutra. La posizione neutra produceva una simile attivazione di entrambi i capi del gastrocnemio, la posizione in extrarotazione (punte verso l’esterno) produceva una significativa maggiore attivazione del gastrocnemio mediale rispetto a quello laterale, mentre la posizione in intrarotazione (punte verso l’interno) produsse la maggiore attivazione del gastrocnemio laterale rispetto al mediale. “Questi dati supportano l’idea che alterare la posizione del piede durante l’esercizio del heel raise richiederà diversi gradi di attivazione del gastrocnemio mediale e del gastrocnemio laterale”. (Riemann et al., 2011).
Conclusioni:
Il controllo e la variazione della velocità di movimento delle ripetizioni (speed of movement o tempo) è una strategia spesso suggerita per massimizzare i guadagni muscolari nell’arco della periodizzazione in un programma di allenamento con i pesi. Nel contesto dei calf raise, è emerso che il controllo della velocità di movimento può permettere anche di distribuire il lavoro su diverse parti del tricipite della sura.
In primo luogo è stato osservato che l’intervento del gastrocnemio sia maggiore rispetto a quello del soleo nei movimenti più rapidi. Anche nella pedalata, ad esempio, il gastrocnemio è reclutato preferenzialmente a velocità (intensità) maggiori. Il soleo è relativamente più attivo del gastrocnemio nella fase concentrica con carichi sottomassimali, mentre il gastrocnemio è relativamente più attivo nella fase eccentrica della contrazione. Per quanto riguarda il gastrocnemio, le fibre a contrazione lenta (tipo 1) che lo compongono sono preferenzialmente reclutate nella fase concentrica, mentre le sue fibre a contrazione rapida (tipo 2) sono più attive nella fase eccentrica. Inoltre, il capo mediale del gastrocnemio lavora più del capo laterale nella fase eccentrica per resistere all’estensione del ginocchio. Sebbene sia risultato che il maggiore reclutamento del gastrocnemio o del soleo dipenda dall’angolo del ginocchio, il parametro speed of movement può assumere un ruolo complementare e supplementare per poter focalizzare il lavoro muscolare su uno dei due fasci muscolari. Per tanto, per poter enfatizzare il lavoro sul soleo sono più utili i movimenti lenti e che enfatizzano la fase concentrica del movimento. Viceversa per enfatizzare il lavoro sul gastrocnemio sono più efficaci i movimenti rapidi, ma in cui viene enfatizzata e rallentata la fase eccentrica del movimento. Di conseguenza, il movimento dovrebbe essere rapido nella fase positiva, e lento nella fase negativa.
Conclusioni:
Una teoria piuttosto comune sostiene che un muscolo sia meglio stimolato applicando delle strategie di allenamento specifiche in base alla sua composizione: se prevalgono le fibre lente o di tipo 1, esso sarà meglio stimolato con basse intensità (bassi carichi) e alte ripetizioni, mentre se prevalgono le fibre rapide o di tipo 2, questo sarà meglio stimolato con alte intensità (alti carichi) e basse ripetizioni. È necessario considerare che le serie eseguite con bassi carichi, se portate al cedimento, implicheranno una durata della serie (Time Under Tension, TUT) più protratta, tendendo alla prestazione di endurance muscolare; viceversa se eseguite con alti carichi porteranno ad un TUT breve, tipico della prestazione di forza. Un muscolo composto per la maggior parte da fibre di tipo 2 è più dotato di forza/potenza e meno di resistenza, mentre al contrario una maggiore prevalenza di fibre di tipo 1 conferisce al muscolo maggiori prestazioni di resistenza e meno di forza e potenza. Il tricipite della sura è composto in realtà da tre capi, che possono differire largamente in termini di percentuali di fibre lente (tipo 1) e rapide (tipo 2). Per tanto, rispettando la teoria che sostiene come un muscolo sia più efficientemente stimolato in base alla prevalenza del tipo di fibre di cui è composto, è possibile suggerire che i diversi capi che formano il tricipite surale possano essere stimolati con carichi (intensità) e TUT differenti.
Per quanto riguarda la distribuzione delle fibre all’interno del tricipite surale le analisi hanno dato esiti abbastanza allineati tra loro. Gollnick et al. (1974) mostrò che il soleo fosse composto per circa l’80% da fibre a contrazione lenta. Edgerton et al. (1975) dimostrarono che il soleo fosse composto per il 70% da fibre contrazione lenta, ed entrambi i capi del gastrocnemio per il 50% da fibre a contrazione lenta. Khan e Khan (1978) rilevarono che il gastrocnemio fosse composto per il 56% da fibre a contrazione lenta. Green et al. (1981) mostrarono che il gastrocnemio fosse composto per circa il 51% da fibre a contrazione rapida. Secondo Vandervoort e McComas (1982) il gastrocnemio laterale ha la maggiore concentrazione di fibre rapide, il gastrocnemio mediale una concentrazione di fibre rapide intermedia, e il soleo presenta la concentrazione di fibre rapide in assoluto inferiore tra i tre capi del tricipite surale. Secondo i risultati di Pierrynowski e Morrison (1985), il gastrocnemio è composto per il 45% da fibre lente, per il 15% da fibre IIa, e per il 40% da fibre IIb, mentre il soleo per il 75% da fibre lente, per 15% da fibre IIa e per il 10% da fibre IIb. Queste rilevazioni sono coerenti con quelle del paragrafo precedente, dove si è concluso che i movimenti rapidi reclutano preferenzialmente il gastrocnemio, mentre i movimenti lenti reclutano preferenzialmente il soleo. Queste distribuzioni delle fibre sono in realtà correlate alle funzioni specifiche dei due muscoli che compongono il tricipite della sura: il soleo è un muscolo posturale e antigravitario, attivo essenzialmente quando si è in posizione eretta e quindi dotato di resistenza; mentre il gastrocnemio è più impegnato nei movimenti di potenza. Ad esempio, durante il balzo il gastrocnemio viene attivato preferenzialmente sul soleo per via di queste caratteristiche.
Ad ogni modo sembra che ci sia una grande variabilità genetica nella distribuzione del tipo di fibre. Per esempio, uno studio che ha coinvolto lanciatori del peso professionisti ha dimostrato che gli atleti presentavano una distribuzione molto variabile tra il 13% e il 67% di fibre a contrazione lenta nei gastrocnemio laterale, con una media di circa il 38% di fibre a contrazione lenta (Coyle et al., 1978). Il gastrocnemio presenta una grande variabilità nella sua composizione di fibre anche a seconda della specialità sportiva praticata. Secondo quanto riportato da un testo di Costill, Maglischo e Richardson (1992) sulla base delle rilevazioni in letteratura fino a quel periodo, nei corridori di potenza (sprinter) il gastrocnemio ha una composizione media del 25% di fibre lente, e di circa il 75% di fibre rapide, mentre nei corridori di resistenza (endurance), tale muscolo assume delle caratteristiche opposte, con una composizione media del 75% di fibre lente, e del 25% di fibre rapide (queste differenze erano leggermente distinte in base al sesso). Sempre secondo i dati di Costill et al. (1992), gli atleti di forza (pesisti) presentano una composizione di fibre del gastrocnemio che vede la presenza di circa il 44% di fibre lente e il 56% di fibre rapide, mentre i triatleti presentano il 59% di fibre lente e il 61% di fibre rapide.
Conclusioni:
I calf raise sono praticamente l’unica categoria di esercizi con sovraccarichi finalizzata allo stimolo selettivo del tricipite surale. Questa caratteristica li rende utili ai fini del potenziamento e del miglioramento della prestazione fisica, della stabilità e dell’equilibrio. Negli sport di potenza come gli sprint, la sollecitazione del gastrocnemio ad esempio potrebbe risultare utile per il miglioramento della performance. È opinione comune che i polpacci siano una parte corporea molto difficile da sviluppare in termini di volume (ipertrofia muscolare), e questo è penalizzante nel culturismo, dove viene premiata la simmetria delle forme, e dove questa parte corporea assume un’importanza decisiva nella valutazione degli atleti da parte dei giudici di gara. Come accade per i muscoli degli avambracci, viene generalmente ritenuto che lo sviluppo naturale dei polpacci sia fondamentalmente una dote genetica, e che a poco serva l’allenamento mirato se si è poco portati al loro sviluppo. Pur essendo fondamentali per conferire simmetria al fisico, i polpacci vengono più spesso ignorati o lasciati in secondo piano rispetto ad i muscoli della parte superiore del corpo, anche se carenti. Alcune di queste motivazioni sarebbero da riconoscere nella minore appariscenza, e al fatto che vengano ritenuti impossibili da sviluppare adeguatamente Ray Ban Occhiali. Secondo Charles Poliquin, la difficoltà nello sviluppo dei polpacci e la debole risposta agli allenamenti non dovrebbe essere attribuita alle scarse doti genetiche, quanto piuttosto al fatto che gran parte degli atleti non è in grado di organizzare un allenamento ottimale e produttivo. Secondo il coach canadese, alcuni dei motivi principali sarebbero: 1) i polpacci vengono trascurati e non allenati a dovere rispetto ad altre parti corporee, quindi non gli vengono dedicati un adeguato volume e un’adeguata frequenza di allenamento; 2) percorrere un range di movimento troppo ridotto non raggiungendo il massimo allungamento, e non prestare attenzione alla qualità del movimento; 3) eseguire movimenti troppo veloci e rimbalzanti e non accentuare la fase negativa del movimento; 4) piegare le ginocchia durante i calf a gambe tese; 5) non praticare lo stretching.
Tralasciando i consigli utili per l’allenamento dei polpacci, di fatto i calf raise sono l’unico gruppo di esercizi con sovraccarichi dedicato a questa parte corporea. Ciò accade perché l’unico movimento comune a tutti i muscoli che compongono il tricipite surale è l’estensione plantare della caviglia, pertanto altri esercizi possono reclutare solo parte del tricipite surale nel ruolo di muscolo agonista. Molti sono gli esercizi in cui il tricipite surale interviene nel ruolo di stabilizzatore o debole sinergico, come nello squat o negli affondi. In altri esercizi invece, potrebbe intervenire isolatamente solo uno dei due muscoli in questione; è il caso del leg curl, in cui il gastrocnemio agisce come muscolo sinergico nella flessione della gamba se la caviglia viene mantenuta in flessione dorsale (prestiramento del gastrocnemio). Come è possibile notare, essendo i calf raise gli unici esercizi in grado di sollecitare in isolamento il tricipite surale, assumono un ruolo importante, se non fondamentale, per lo sviluppo di questo gruppo muscolare negli sport con i pesi.
I calf raise nelle diverse varianti raramente vengono segnalati come esercizi a rischio infortuni, né di natura acuta, né cronica da usura. Effettivamente molte articolazioni coinvolte in questi movimenti sono meno esposte ad infortuni dato il loro ruolo statico. I calf raise infatti, essendo una categoria di esercizi monoarticolari, impongono il movimento della sola articolazione della caviglia. Altre articolazioni normalmente più esposte allo stress indotto dall’esercizio coi pesi sono la bassa schiena e le ginocchia, ma ciò accade più spesso se queste vengono sovraccaricate all’eccesso durante altri esercizi in cui queste vengono mobilizzate.
Tra tutti i capi del tricipite surale, il gastrocnemio è quello più esposto a stiramento, soprattutto il capo laterale. Tuttavia questo evento si manifesta in contesti completamente estranei alla sala pesi. Il classico caso viene riconosciuto nei tennisti di mezza età, dove il ginocchio viene improvvisamente esteso con il piede in flessione dorsale, con conseguente dolore immediato, la disabilità, e gonfiore (“gamba del tennista”). Il gastrocnemio è considerato ad alto rischio di stiramento perché attraversa due articolazioni (ginocchio e caviglia) ed ha un’alta densità di fibre rapide di tipo 2. La combinazione tra l’architettura diartrodiale che porta ad un allungamento eccessivo e la rapida contrazione forzata delle fibre di tipo 2 risulta facilmente nello stiramento. Si ribadisce tuttavia che questo rischio non viene segnalato in sala pesi.
La rottura del tendine d’achille può avvenire a seguito di uno stress acuto. Questo può verificarsi nei soggetti non allenati che eseguono movimenti stressanti senza aver prima affrontato un allenamento preventivo e condizionante. Tuttavia questo tipo di infortunio il più delle volte si verifica nei soggetti con precedenti infortuni tendinei. I calf raise al contrario potrebbero presentarsi utili ai fini riabilitativi. Crescenti evidenze recenti hanno iniziato a dimostrare che praticare ripetizioni eccentriche (in cui la fase negativa viene enfatizzata) durante i calf raise possa risultare utile per il trattamento della tendinopatia achillea. Tuttavia l’efficacia di questa pratica è stata ampiamente discussa, e sono necessarie ulteriori analisi per poter trarre delle conclusioni più chiare.
Si potrebbe ipotizzare che le fome di calf raise in piedi con sovraccarico sulle spalle (standing calf machine, standing calf alla smith machine) possano causare un’eccessiva pressione sul rachide, tuttavia non sembrano essere stati segnalati casi di infortuni discali da eccesso di sovraccarico mediante l’uso di questi esercizi. Comunque, per questo motivo viene suggerito di mantenere la curva lombare fisiologica, prevenendo l’errata distribuzione del carico vertebrale e un eccessivo sovraccarico lombare. Ad ogni modo, se si accusa una debolezza dei muscoli stabilizzatori del tronco (addominali e paravertebrali), oppure se è presente una deformazione posturale evidente o dolori alla bassa schiena, può essere suggeribile optare per le varianti dei calf raise che spostano la resistenza sulla zona lombo sacrale senza esercitare delle forze di compressione sulla colonna vertebrale, come calf press, calf alla leg press, o calf seduto.
Il muscolo tricipite surale, volgarmente detto polpaccio, è formato da due muscoli e da tre capi. I due muscoli in questione sono il soleo e il gastrocnemio, ma quest’ultimo è a sua volta composto da due ventri, i capo laterale (esterno) e il capo mediale (interno). In realtà esiste un conflitto in letteratura sulla definizione del tricipite surale, in quanto alcuni includono anche il muscolo plantare (o plantare gracile) che, secondo altre tesi, sarebbe il terzo muscolo effettivo che compone il tricipite surale. Infatti, il plantare condivide l’inserzione nel tendine d’Achille assieme a soleo e gastrocnemio, nel terzo medio della faccia posteriore del calcagno. Altri autori invece riconoscono il plantare come il quarto capo del tricipite surale. Quest’ultimo però può essere assente nell’uomo in circa il 5-10% dei casi. Il soleo origina dalla parte superiore della te­sta, della faccia dorsale e del margine laterale del perone, dalla linea obliqua e dal terzo me­dio del margine mediale della tibia, da un’arcata fibrosa tesa fra testa della fibula, e linea obli­qua della tibia. Il gastrocnemio laterale origina dall’epicondilo laterale del fe­more, dal piano popliteo e dalla porzione poste­riore della capsula articolare del ginocchio. Mentre il capo mediale origina dall’epicondilo mediale, dal piano popliteo e dalla corrispondente porzione della capsula articolare del ginocchio. Il plantare origina dal ramo laterale della linea aspra del femore, dal condilo femorale laterale e dalla capsula articolare del ginocchio, vicino all’origine del gastrocnemio laterale. Tutti questi muscoli convergono nel tendine d’achille, inserendosi nella faccia posteriore del calcagno.
Il movimento previsto dai calf raises è la flessione plantare, o estensione della caviglia. Questa si verifica quando le punte dei piedi (avampiedi) sono in contatto col pavimento o col piano d’appoggio, e facendo punto fisso sollevano l’intero corpo. Il range di movimento (ROM) della flessione plantare spazia tra 40° e 50°. I muscoli che compongono il tricipite surale hanno in comune la funzione di permettere la flessione plantare. Tuttavia, mentre il soleo è capace di compiere solo questo movimento monoarticolare, il gastrocnemio e il plantare, data la loro natura biarticolare, agiscono anche come flessori del ginocchio, soprattutto se la caviglia viene mantenuta in flessione dorsale (prestiramento/tensione passiva del gastrocnemio). Sebbene in tricipite surale sia considerato il principale gruppo muscolare che favorisce la flessione plantare, in realtà esso non è l’unico responsabile di questo movimento. Il tibiale posteriore, il flessore lungo dell’alluce, il flessore lungo delle dita e il peroneo lungo sono gli altri muscoli minori che intervengono attivamente nella flessione plantare. Poiché anche questi muscoli attraversano solo l’articolazione della caviglia non venendo influenzati dall’angolo del ginocchio, è possibile ipotizzare che, come il soleo, la loro attività risulti maggiore a ginocchio flesso (seated calf machine) rispetto a quando il ginocchio è esteso (standing calf machine ecc.) a causa dell’esclusione relativa del gastrocnemio dal lavoro. Tuttavia queste ipotesi non sembrano essere state analizzate nello specifico.
Come ampiamente confermato da molti studi scientifici, l’intervento dei diversi fasci del tricipite surale durante il movimento monoarticolare di flessione plantare differisce significativamente in base all’angolo del ginocchio. A ginocchio esteso viene enfatizzata l’attività del gastrocnemio, viceversa a ginocchio flesso l’attività è prevalentemente a carico del soleo. Tuttavia, altrettante analisi hanno osservato che l’attività del gastrocnemio mediale (interno) sia più sensibile alla modifica dell’angolo del ginocchio rispetto a quella del capo laterale. Per tanto, una leggera flessione del ginocchio (semiflessione) durante l’esecuzione dei calf a gambe estese (stainding calf, calf press, ecc) penalizza maggiormente l’attività del gastrocnemio mediale rispetto al fascio laterale. Alcuni studi motivano queste differenze tra i due gastrocnemi a causa del differente angolo di pennazione e quindi dalla diversa espressione della forza. Altri dati hanno stabilito che la massima forza nella flessione plantare si riduce significativamente in proporzione alla flessione del ginocchio fino al 60% a causa della ridotta attività del gastrocnemio, mentre l’attività del soleo rimane invariata. In sintesi, il contributo del gastrocnemio nel conferire forza nella flessione plantare è di almeno il 40% sulla forza totale nella posizione a gamba estesa.
Secondo altre analisi, il picco della forza (peak torque) durante il movimento di flessione plantare avviene nel punto di massima flessione dorsale della caviglia – cioè nel picco della fase eccentrica della contrazione – sia a ginocchia flesse che a ginocchia estese. L’enfatizzazione della parte inferiore del range di movimento durante i calf raise potrebbe rappresentare quindi una strategia per aumentare la sollecitazione del tricipite surale, così come la difficoltà e la produttività dell’esercizio. Non a caso alcuni autori suggeriscono di mantenere in contrazione isometrica la posizione bassa di massimo allungamento, fino a 4 secondi, prima di proseguire con la fase concentrica. Per quanto riguarda la rotazione dei piedi, molti autori hanno proposto che questa modifica sia in grado di dirigere un maggiore lavoro su uno dei due gastrocnemi. Per la precisione, è stato proposto che la rotazione interna del piede durante i calf raise sia in grado di aumentare l’attività del gastrocnemio laterale, viceversa la rotazione esterna aumenti l’attività del gastrocnemio mediale. Già in passato alcuni studi confermarono questo principio, suggerendo che anche l’attività del soleo potesse essere influenzata da questa modifica, aumentando la sua attività con la rotazione interna. Altri autori proposero che la rotazione esterna producesse una maggiore attività del gastrocnemio mediale, mentre la rotazione interna favorisse un’attività equamente distribuita tra i due gemelli. Questi risultati però sono stati ridiscussi da analisi successive. Studi più recenti hanno ulteriormente confermato che l’attività del gastrocnemio sia sensibile alla rotazione del piede: con le punte rivolte internamente aumenta l’attività del capo laterale, con le punte rivolte esternamente aumenta l’attività del capo mediale, mentre con i piedi paralleli il lavoro risulta equamente distribuito. Naturalmente la rotazione dei piedi avrebbe più senso di essere effettuata nelle varianti dedicate allo stimolo del gastrocnemio, ovvero tutti i calf raise in cui il ginocchio è esteso.
Muscoli coinvolti nella flessione plantare (o estensione) della caviglia:
*fasci che compongono il muscolo tricipite surale. Il plantare non è sempre incluso in questo gruppo muscolare.
Muscoli coinvolti nella flessione dorsale (o flessione) della caviglia:*
*muscoli coinvolti in maniera attiva solo nei calf inversi.
Altri progetti

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Voices of a Distant Star

Voices of a Distant Star (Japanese: ほしのこえ, Hepburn: Hoshi no Koe?, lit. “Voices of a Star”) is a Japanese original video animation (OVA) directed, written and co-produced by Makoto Shinkai. The OVA premièred in Japan in February 2002 in an advanced screening. It was followed by two DVD releases on April 19 and October 6, 2002. It chronicles a long-distance relationship between two close friends, one a soldier, who attempt to communicate with one-another over the course of an interstellar war by utilizing text messages that take years to reach their recipient. ADV Films licensed the OVA for release in North American and the United Kingdom, Madman Entertainment licensed it for Australasia and Anime Limited, for the United Kingdom.
The OVA was adapted into a drama CD by Pioneer LDC and a novel was written by Waku Ōba, illustrated by Makoto Shinkai and Kou Yaginuma, and published by Media Factory’s imprint MF Bunko J. Makoto Shinkai adapted a manga from the OVA, illustrated by Mizu Sahara; Kodansha serialized it in its manga magazine, Afternoon, from April 2004, and released the manga as an one-shot on February 23, 2005. The manga was licensed for a North American release by Tokyopop, which published it on August 1, 2006.
In 2002, the OVA won the Animation Kobe award for packaged work. It also won the 2003 Seiun Award for best media. Reviews of the series have been generally positive, with reviewers praising the series and applauding the art, plot and music; however there was criticism of the English dubbing.

A schoolgirl named Mikako Nagamine (Mika Shinohara (original Japanese), Sumi Mutoh (Japanese) Cynthia Martinez (English)) is recruited into the UN Space Army to fight in a war against a group of aliens called the Tarsians—named after the Tharsis region of Mars where they were first encountered. As a Special Agent, Mikako pilots a giant robotic mecha called a Tracer as part of a fighting squadron attached to the spacecraft carrier Lysithea. When the Lysithea leaves Earth to search for the Tarsians, Mikako’s friend Noboru Terao (Makoto Shinkai (original Japanese), Chihiro Suzuki (Japanese) Adam Colon (English)) remains on Earth. The two continue to communicate across space using the e-mail facilities on their mobile telephones. As the Lysithea travels deeper into space, messages take increasingly longer to reach Noboru on Earth, and the time-lag of their correspondence eventually spans years.
The narrative begins in 2047. Mikako is apparently alone in a hauntingly empty city, trying to contact people through her mobile telephone. She wakes up in her Tracer orbiting an extrasolar planet. She then goes to Agartha, the fictional fourth planet of the Sirius System. Mikako sends an e-mail to Noboru (which shows the date 2047-09-16), with the subject “I am here”, which would reach him eight years later. Some flashes of imagery, perhaps indicative of memory, a hallucination, or even a mystical encounter, are then shown. The room shown at the beginning of the animation is presented again; Mikako is squatting in the corner, sobbing and pleading with her doppelganger to let her see Noboru again so she can tell him she loves him.
The ship’s alarm warns Mikako that the Tarsians are surrounding her, but she does not understand. A climactic battle ensues. On Earth, Noboru receives the message almost nine years later. At Agartha, three of the four carriers equipped with the warp engines which brought the expeditionary force to Sirius have been destroyed. The Lysithea is still intact after Mikako joins the fight and stops its destruction. After winning the battle, Mikako lets her damaged Tracer drift in space.
In the manga, at 16 years old, Mikako sends a message to 25 years old Noboru, telling him that she loves him. By this time, Noboru has joined the UN, which has launched a rescue mission for the Lysithea. When Mikako hears that the UN is sending help for their rescue, she consults a list of people on the mission, and finds that Noboru is among them. The manga ends with Mikako saying that they will definitely meet again.
Voices of a Distant Star was written, directed and produced by Makoto Shinkai on his Power Mac G4 using LightWave, Adobe Photoshop 5.0, Adobe After Effects 4.1 and Commotion 3.1 DV software. Around June 2000, Shinkai drew the first picture for Voices—of a girl holding a mobile telephone in a cockpit.
Shinkai said the OVA was inspired by Dracula and Laputa. He stated that production took seven months to complete. He said another inspiration was his frequent sending of text messaging to his wife when he was working. Shinkai cited the availability of digital hardware and software tools for image production at his workplace, Falcom, and friends’ view that individual film production could occur because of the introduction of PlayStation 2 and DVDs.
Makoto and his then girlfriend, Mika Shinohara, provided the voice acting for the working dub. A second Japanese dub was later created for the DVD release with professional voice actors. Makoto’s friend Tenmon, who had worked with Makoto’s video game company, provided the soundtrack. The song and film were created together in sync during storyboarding. Sometimes, the timing of the animation had to be changed to match the music.
I think it’s because of the theme of the story – communication between people. I used cell phones in the story because that is what is commonly used in Japan to communicate, but there are many countries where people don’t use cell phones. Communication from the heart is ever-lastingly important wherever you are, so I assume that is why it appealed to so many people. The other thing that is appealing is that I created this animation by myself. The mass media reported on the man who created anime by himself. I’m looking forward to more people doing things this way and seeing an emergence of independent animators, whether it’s individuals or small groups.
The ending theme to the OVA, “Through the Years and Far Away” (Hello, Little Star), was composed by Tenmon, with lyrics written by K. Juno and sung by Low.
The Voices of a Distant Star OVA was directed, written and produced by Makoto Shinkai. Shinkai and his fiance, Mika Shinohara, provided the voices of the characters for the original video. The OVA was released for an advanced screening in February 2002. Yoshihiro Hagiwara produced the DVD release, and the voice actors were Chihiro Suzuki and Sumi Mutoh. CoMix Wave Inc. released it on DVD on April 19, 2002. A DVD Book version of the story was released by Tokuma Shoten on October 6, 2002.
In July 2002, ADV Films announced it had licensed Voices of a Distant Star for a North American release. Steven Foster, director of ADV Films, directed the dubbing of the film into English, with voices provided by Adam Colon and Cynthia Martinez. ADV Films released the North American DVD on June 10, 2003. On June 30, 2003, ADV recalled the North American DVDs because they failed to include the original Japanese tracks made by Shinkai and Shinohara. ADV Films UK released the DVD in the United Kingdom on November 17, 2003. ADV Films UK also released a Shinkai Collection DVD set, containing Voices of a Distant Star and The Place Promised in Our Early Days, on September 3, 2007. Anime Limited has since taken over ADV Film’s license for the film and has announced DVD and Blu-ray twin-pack releases of Voices of a Distant Star and The Place Promised in Our Early Days in the UK. The film was licensed in Australasia by Madman Entertainment, which released the DVD on October 15, 2003.
The film was licensed in France by Kazé, in Italy by D/visual, in Russia by XLM Media, in Taiwan by Proware Multimedia International

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. Crunchyroll streamed Voices for free for 48 hours beginning on March 5, 2010 to celebrate Shinkai as director.
A drama CD was released by Pioneer LDC on June 25, 2002. A novel was adapted from the OVA by Waku Ōba and illustrated by Makoto Shinkai and Kou Yaginuma. The novel was published by Media Factory’s imprint MF Bunko J on July 25, 2002.
The OVA was adapted into a manga by Makoto Shinkai and illustrated by Mizu Sahara. It was serialized in Kodansha’s manga magazine, Afternoon from April 2004. Kodansha released the manga as a one-shot on February 23, 2005. The manga was licensed for a North American release by Tokyopop, which published the manga on August 1, 2006. The manga was also licensed in Italy by D/visual, in Germany by Egmont Manga & Anime and in Portugal by Panini Comics.
Voices of A Distant Star film was listed 100th on DVD Verdict’s Top 100 DVD Films list. It has also won the Animation Kobe for packaged work in 2002 and the 2003 Seiun Award for best media.
Anime News Network’s Jonathan Mays criticized Steven Foster’s dubbing of the film. He said, “Foster carelessly omits critical details, completely rewrites some scenes, misinterprets emotions, and even adds new dialogue where the original track had silence”. In an Anime News Network interview, Foster said he “made some changes to make the jokes more accessible”. Mays also said, “The animation is breathtaking. Shinkai’s backgrounds have very few equals. The character designs look uninspired, but paired with the animator’s beautifully realized worlds, the generic appearance fades into the magnificence of the scene.” He said Shinkai’s use of lighting is “masterful”, “incredibly realistic” and conveys the characters’ moods well. He called the characters “unoriginal”. DVD Verdict’s Rob Lineberger commended the music, saying “the simple score infuses the animation with meaning. Solitary piano notes are sluggish, as though the pianist lacked the enthusiasm needed to pick up his fingers. When the action kicks in, it arrives with a sonic punch from 5.1 speakers. Rockets scream around you, birds move overhead, engines thrum quietly in your wake. The soundtrack does what it is supposed to do: transport you to another world”.
THEM Anime Review’s Carlos Ross said, “The voice-acting is remarkable, the directing is solid, and music is quite competent. But the real kicker here is the animation quality, which actually equals (and sometimes exceeds) that of excellent television series like Vandread and Full Metal Panic … there is a remarkable amount of storyline; the plot is well-written and executed, and never gets a chance to be too drawn out. And Shinkai gives equal time to the slick action sequences and the well-handled, genuinely touching romance”. IGN’s A.E. Sparrow said, “While [the film] was visually one of the best pieces of eye-candy I have seen in a year or so, it’s ultimately a voice track over a sequence of pretty pictures. Don’t get me wrong, it was absolutely beautiful, but it left me wanting more”. Mania’s Chris Beveridge commended ADV Films for obtaining the original computer files that were used to create it. He said, “the transfer here is simply gorgeous. Colors are amazingly lush and deep, saturated without bleeding. Cross coloration is non-existent and only a few very minor areas of aliasing occur. The only real ‘flaw’ that I could see with this transfer is during some of the panning sequences up and down, there’s a slight stutter that’s simply inherent in the materials”. DVDs Worth Watching’s Johanna Draper Carlson said, “the character designs are familiar and uninspired, and the cross-cutting choppy”.
IGN’s A.E. Sparrow said that compared with the film, the manga has “a healthy amount of additional storylines, characters and dialogue … ” He also said, “Mizu Sahara’s artwork brings a bit of clarity to scenes that might have come off as muddled in the anime”. Anime News Network’s Theron Martin said the manga has “strong storytelling which carries good emotional appeal, fleshes out the original anime” but said it “unnecessarily adds on to the ending”, and that “character designs were not Shinkai’s strong point, and Sahara’s are only a slight improvement”.
Manga Worth Reading’s Johanna Draper Carlson said, “the art is denser than in many manga, with toned backgrounds anchoring the drawn world. Faces are often in shadow, suggesting separation and loss.” Pop Culture Shock’s Melinda Beasi wrote, “the manga is absolutely beautiful. The art is nicely detailed and very expressive, and the panel layouts, including the placement and style of dialogue and narrative text, make the story visually interesting and easy to follow”. She also said, “Sahara also spends more time exploring both Mikako’s and Noboru’s feelings about Mikako’s appointment to the Lysithea, which is very revealing for both characters”. Mania.com’s Sakura Eries said, stating “there’s not a lot of detail in the backgrounds, the mecha designs are dull, and the warp scenes, which were so spectacular in the anime, don’t make much of an impact”.

This entry was posted on June 30, 2016, in Uncategorized and tagged .

Best Player

Best Player is a 2011 television film that was released on March 12, 2011 starring Jerry Trainor as Quincy “Q” Johnson and Jennette McCurdy as Christina “Prodigy” Saunders, two stars from the hit Nickelodeon show iCarly. Filming started on October 24, 2009 in Vancouver, British Columbia, Canada and wrapped up production on November 18, 2009.

Quincy Johnson (Jerry Trainor) is a barely unemployed adult gamer who lives at home with his parents. Quincy plays video games under the username “Q”, and is renowned in the gaming community for his many awards and world records. Much to Quincy’s dismay, his parents decide to sell their house, meaning Quincy will need to find a new place of residence. Quincy decides to try to buy the house from them for $175,000. He plans on getting the money from a tournament for a new video game called Black Hole, where the grand prize is $175,500. He discusses the dilemma with his number one fan, Wendell (Amir Talai). While practicing for the tournament, Quincy finds a player named “Prodigy” whom he cannot defeat. Quincy and Wendell decide to find out who Prodigy really is to secure Quincy’s chance of winning the tournament, also because Quincy needs a place to stay. Wendell picks Quincy up in an ice cream truck, and finds out that Prodigy lives nearby. They seek a plan to beat Prodigy while together

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When they find Prodigy’s house, Quincy discovers that Prodigy is actually a sullen high school girl named Christina Saunders (Jennette McCurdy), (“Chris” for short), who thinks that he is her mom Tracy’s (Janet Varney) internet date. But the plan almost fails when Mr. Johnson, Tracy’s real Internet date arrives, however Wendell manages to stall him. Quincy decides he will have to go on a date with her, so on his and Tracy’s first date, Quincy lies to her, saying that he is a home economics teacher at Chris’ school. Tracy tells Chris, in front of Quincy, that if Chris gets any more Fs she will not be allowed to play any video games. The next day, Wendell has set up Quincy to be the home economics teacher at Chris’s school. Later, Chris goes to science class and is the first to present her project which Quincy and Wendell had sabotaged the previous night, so that she would fail and not be able to play in the tournament. It goes awry and ends up with Chris getting an A+, and she gloats to Quincy about the $175,500 she will win at the “Black Hole” tournament.
The next day, Quincy asks several boys if any one of them will take Chris to the prom, which is on the same day of the tournament. No one shows any interest and they all leave except Sheldon (Nick Benson) who reveals that he has had an unnoticed crush on Chris. Quincy takes Sheldon to the library and they research pick-up lines on the computer so they can research on how to woo Chris. Quincy then tells Sheldon to sign up for the football tryouts. There, Sheldon is tackled, and Quincy realizes that Chris likes Ash (Jean-Luc Bilodeau). Later on a field trip to a video arcade planned by Quincy, Ash asks Chris to prom much to her delight. Chris, later on, tells Quincy and Tracy that Ash asked her to the prom, and she will be missing the tournament. Quincy assures her there will be more tournaments, and they look on the Internet for some other tournaments, when Chris sees Quincy on a magazine cover about video games. Chris spitefully decides to “destroy” him at the tournament, even rejecting Ash’s prom invitation to do so, just then Tracy appears and asks Quincy to leave. After leaving, Wendell tells Quincy that he is also competing in the tournament and kicks Quincy out of his house for choosing Tracy over gaming.
The next day they go to the tournament, Quincy, Wendell and Chris each win in their respective first rounds. Sheldon (going by the name “Shell-Shock”) appears, after having been released from the hospital. Quincy admits to Tracy that he loves her and has feelings for her, but Wendell convinces everyone to think it’s “smack talk”, which inadvertently humiliates and embarrasses Tracy in front of everyone and further worsens the rift between Quincy and Tracy. Tracy, however, who knows that is not true, is not sure about what he said. For the final event, Wendell asks Quincy if he’ll work with him to destroy Chris and when they win they will share the award fifty-fifty. Quincy doesn’t reply, and jumps on Prodigy/Chris leading everyone on that he will destroy her, but then he works with her to destroy Wendell. But in Quincy’s final strike, Wendell and Quincy destroy each other. Chris appears to be the winner, but the game is not over. Sheldon/Shell-Shock, thought to have been defeated, gets up and defeats Chris/Prodigy to win the game.
Ash appears from the crowd to Chris’s surprise. He congratulates her despite not winning and says he intended to spend the evening with her anyway, and that there is still time to go to the prom. Quincy apologizes to and reconciles with Tracy and asks her to the prom, to which she accepts and they dance to Big Night performed by Big Time Rush. In the ending credits, you see prom photos of Ash, Tracy, Chris, and Quincy.
Note: Big Time Rush is also featured in the arcade with “City Is Ours”.

Zubair Ahmad Khan

Zubair Ahmad Khan served as an acting vice-chancellor of University of Engineering & Technology, Lahore(UET), from October 16, 2014 to December 17, 2014. He has been succeeded by Professor Dr. Fazal Ahmad Khalid.
He is currently working as a professor at the Department of Electrical Engineering, University of Engineering & Technology, Lahore. He has extensive teaching and research experience and has supervised various postgraduate and undergraduate thesis during his career. He specializes in the area of remote monitoring, data acquisition, metering and protection of power and industrial system. Dr Zubair is also affiliated with the Al-Khwarizmi Institute of Computer Sciences as a Consultant.
As a principal investigator, Dr Zubair has won various grants including the reputed US Aid Grant and various NTDC Wapda Grants. In 1975, he earned his B.Sc. in Electrical Engineering from the University of Engineering & Technology, Lahore with specialization in telecommunications. He completed his M.Sc. in Electrical Engineering from UET in 1985. Dr Zubair started his career as a lecturer at the Department of Electrical Engineering at UET in 1977

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. For his postgraduate studies, he traveled to England to join the University of Manchester Institute of Science and Technology (UMIST) and completed his Masters and Ph.D. in 1987 and 1990 respectively.
In addition to his teaching services, he has served on the following key assignments at the University of Engineering & Technology, Lahore.
Dr Zubair has also served as a convener on the following committees:
Dr Zubair has published more than 30 research papers in the field of remote metering Maje 2016, data acquisition, energy management systems and e-infrastructure development in journals like IEEE, Sensor technologies and application (SENSORCOMM’09) and Open source systems and technologies (ICOSST), 2013. His most popular research on load monitoring for nonlinear devices has been cited 33 times in other researches.

Tatort: Mordsgeschäfte

Mordsgeschäfte ist ein Fernsehfilm aus der Kriminalreihe Tatort der ARD und des ORF. Der Film wurde vom SFB produziert und am 25. Mai 1997 erstmals ausgestrahlt. Es handelt sich um den fünften Fall des Ermittler-Duos Roiter und Zorowski und die 361. Tatort-Folge. Roiter und Zorowski müssen die Morde an einem Landesbeamten für Grundstücksfragen und einen unbekannten Amerikaner, sowie an einem Berliner Kaufhausbesitzer klären.

Der Berliner Kaufhausbesitzer Lothar Studick zeigt Investoren sein Projekt in der Berliner Innenstadt, die derzeit durch die Wiedervereinigung zur größten innerstädtischen Baustelle Europas im ehemaligen Todesstreifen geworden ist. Er hat das Grundstück des alten Ostberliner Kaufhauses seiner Familie in der Schützenstraße zurück erworben und will dies aufwendig ausbauen. Zeitgleich wird im Tegeler Forst Manfred Lilienthal, Hobbyjäger und Abteilungsleiter bei der LAKEV (Landesanstalt zur Klärung ungeklärter Eigentumsverhältnisse), bei der Hasenjagd aus dem Hinterhalt per Kopfschuss getötet, erste Spuren ergeben, dass es sich bei dem Täter offensichtlich um einen Profikiller handelte. Während Roiter und Zorowski am Tatort eine erste Bestandsaufnahme machen, wird ein weiterer Mordanschlag verübt, ein unbekannter Amerikaner, der Studick gerade ansprechen wollte, wird ebenfalls aus dem Hinterhalt erschossen. Roiter und Zorowski eilen zum Tatort, Roiter führt die Befragung von Studick und seinen Partnern allerdings alleine durch, er kennt die Herren offensichtlich. Zorowski kann schnell ermitteln, dass beide Morde vom gleichen Täter innerhalb von 56 Minuten durchgeführt wurden. Roiter erzählt Zorowski, dass er Studick, den Steuerberater Jacobi und den Architekten Eichhorn kennt, Studick ist ein alter Freund Roiters aus dem Tennisclub. Zudem erzählt er Zorowski von seiner Beteiligung an Studicks Projekt, Roiter hat eine Eigentumswohnung in dem Rohbau erworben. Studick hält 90 % der Anteile an dem Projekt, der Rest wird von Investoren getragen, Roiter kann sich seine Beteiligung durch eine Erbschaft leisten.
Roiter sucht den ehemaligen DDR-Grenzsoldaten Gregor Paczula in der JVA auf, der wegen illegalen Waffenhandels einsitzt und fragt diesen nach dem Projektil, Paczula verweigert sich allerdings zunächst jeder Zusammenarbeit. Anschließend fährt Roiter zur LAKEV, dort trifft er auf Katrin Mertineit, die ihren letzten Arbeitstag hat. Zorowski hat unterdessen herausgefunden, dass Lilienthal in seiner unauffällig eingerichteten Wohnung seit zwei Jahren nicht mehr von den Nachbarn gesehen worden war. Roiter hatte in der LAKEV herausgefunden, dass Lilienthal über zahlreiche millionenschwere Ansprüche zu entscheiden hatte und sich dadurch leicht einflussreiche Feinde hatte machen können. Paczula hat sich mittlerweile zur Kooperation bereit erklärt und gibt Roiter für eine Gegenleistung den Hinweis auf einen ehemaligen französischen Besatzungssoldaten namens Jean-Michel LeBlanc, dieser war Scharfschütze und gehörte als Killer zu Paczulas Waffenkunden. Roiter und Zorowski gelingt es nach einem kurzen Feuergefecht, LeBlanc festzunehmen, auch die Tatwaffe finden sie in seiner Wohnung. LeBlanc gesteht schließlich aufgrund der erdrückenden Indizienlage und eines Bluffs von Roiter, seinen Auftraggeber und die Hintergründe der Morde kenne er allerdings nicht.
In der Wohnung des Killers finden die Beamten neben den Fotos des unbekannten Amerikaners und Lilienthals auch eines von Katrin Mertineit. Roiter sucht sie auf und fragt sie, ob sie sich vorstellen könnte, wer sie umbringen wollte, doch diese weist ihn schroff ab und tut seine Vermutungen als Phantasien ab. Beim Richtfest von Studicks Projekt wird die Festgesellschaft derweil von Autonomen überfallen, die den Plänen für die neue Berliner Innenstadt nichts abgewinnen können. Studick gibt anschließend Roiter gegenüber zu, dass er die Autonomen aus seinem Haus hat prügeln lassen, daraufhin kommt es zu einer körperlichen Auseinandersetzung der beiden Tennispartner. Zorowksi findet unterdessen heraus, dass Lilienthal seit zwei Jahren in einer Villa wohnte, die sehr luxuriös eingerichtet ist, Lilienthal konnte sich dies unmöglich von seinem Beamtengehalt leisten. Seine alte Wohnung hatte er zur Tarnung behalten und einen Nachsendeantrag gestellt. Während sich Roiter und Zorowski in der Wohnung umsehen, werden sie zu Studicks Villa gerufen, dieser ist dort mit seiner eigenen Waffe erschossen worden, er muss den Täter gekannt haben. In seinem Arbeitszimmer finden sich Spuren, dass Studick in der vergangenen Nacht Akten vernichtet hat und eine Notiz, die auf eine Verabredung Studicks zum Mordzeitpunkt des Amerikaners auf der Baustelle hinweist. Sein Vorgesetzter taucht am Tatort auf und erklärt Roiter, dass er wegen seiner beruflichen und privaten Kontakte zum Mordopfer vom Fall abgezogen ist und nunmehr Zorowski alleine weiterermitteln soll.
Zorowski findet heraus, dass laut Gesellschaftervertrag Studicks Anteil, da er keine gesetzlichen Erben und kein Testament hat, auf die übrigen Gesellschafter umverteilt wird, so dass Roiter mit einem Schlag anstatt eines Bruchteils ein Viertel der millionenschweren Immobilie gehört. Zorowski macht Roiter Vorwürfe, dass er dies verschwiegen hat, Roiter fühlt sich angegriffen und wirft Zorowski hinaus. Kurz darauf taucht Katrin Mertineit bei Roiter auf, da sie eine subtile Morddrohung erhalten hat. Lilienthal habe ihr vor ein paar Wochen einen Aktenkoffer zur Aufbewahrung gegeben und ihn zwei Tage vor seinem Tod wieder abgeholt, offensichtlich glaube jemand, sie habe den Koffer noch, Roiter verspricht ihr Polizeischutz. Roiter meldet am nächsten Morgen seinem Vorgesetzten die Klausel aus dem Vertrag, da er kein Alibi hat, wird Roiter vom Dienst suspendiert und fortan von Kollegen beschattet. Roiter sucht seinen Steuerberater Jacobi auf, von diesem bekommt er einen Hinweis, dass Eichhorn etwas mit dem Mord zu tun haben könnte. Der von Roiter informierte Zorowski sucht daraufhin Eichhorn auf der Baustelle auf und konfrontiert ihn damit, dass sich dieser bei einem Immobiliengeschäft verhoben und deshalb wenige Stunden vor Studicks Ermordung Jacobi gebeten habe New Balance Sale, seine Steuererklärung zu manipulieren, um Nachzahlungen an das Finanzamt zu vermeiden. Als sich Roiter mit Katrin trifft, verübt ein Unbekannter einen Anschlag auf sie, Roiter kann den Angreifer in letzter Sekunde in die Flucht schlagen. Katrin gesteht Roiter schließlich, dass sie und Lilienthal ein Paar waren.
Zorowski erhält einen Anruf, fährt heimlich zu Roiter und mit ihm zusammen zu einen Luxus-Hotel in der Innenstadt, in dem der Koffer des unbekannten Amerikaners angekommen ist. Zorowski hat unterdessen herausgefunden, dass Eichhorn als unmittelbarer Täter ausscheidet, da er zur Tatzeit in seinem Büro war ein somit wasserdichtes Alibi hat. Die beiden Beamten fahren anschließend zu Katrin, deren Wohnung aufgebrochen und durchsucht wurde. Roiter hält ihr vor, dass der tote Amerikaner Roman Testorp hieß und Unterlagen zu dem Objekt in der Schützenstraße bei sich hatte. Seine Briefe an die LATEV sind allerdings nie aktenkundig geworden und Katrin hatte die Akte Schützenstraße in den Computer eingegeben. Katrin erzählt daraufhin, dass das Kaufhaus beiden Familien, den Testorps und den Studicks, gehört habe, die Familien waren zu DDR-Zeiten enteignet worden und die Testorps in die USA ausgewandert. Da die Testorps unauffindbar waren, konnte Studick nicht an das Grundstück kommen, Lilienthal fälschte daraufhin für Studick das Grundbuch, Studick hatte ihn und den Sachbearbeiter gut dafür bezahlt. Katrin hatte den Brief Testorps gefunden und Lilienthal darauf angesprochen. Er hatte sie daraufhin umgarnt, so dass sie mitgemacht hatte. Der Sachbearbeiter hieß Schneider, Katrin kannte ihn kaum. Zorowski kann ermitteln, dass Schneider mittlerweile geheiratet hat und der Steuerberater Jacobi ist, die Beamten setzen Katrin auf ihren Ex-Kollegen an. Sie trifft sich mit ihm in Lilienthals Villa und bietet ihm die Beweismittel an. Er erklärt ihr, dass Studick ihn mit dem Job als Steuerberater und einen kleinen Anteil abgespeist habe und er sich deshalb ein größeres Stück vom Kuchen sichern wollte. Als er bemerkt, dass sie verwanzt ist, zieht er eine Waffe und nimmt Katrin als Geisel. Jacobi fordert ein Fluchtauto und eine halbe Million Mark, kann aber überwältigt und leicht verletzt festgenommen werden.
Der Tatort Mordsgeschäfte ist eine Produktion im Auftrag des SFB für Das Erste. Der Film wurde in Berlin gedreht. Bei seiner Erstausstrahlung am 25. Mai 1997 hatte Mordsgeschäfte 7,09 Millionen Zuschauer, was einem Marktanteil von 23,07 % entspricht.
Die zwölf Filme des SFB mit Winfried Glatzeder wurden nicht auf herkömmlichen Filmmaterial aufgezeichnet, sondern mit Hilfe von Betacam-Videokameras, was eine Videoclip-Ästhetik der Filme zur Folge hatte, die vielfach kritisiert wurde. Auch der 1995 vom SFB produzierte Polizeiruf 110: Sieben Tage Freiheit wurde in diesem Format aufgezeichnet und ebenfalls kritisiert.
TV Spielfilm beurteilte den Film negativ als „Nägel schneiden dürfte spannender sein“.
Die Neue Osnabrücker Zeitung bemängelt die Qualität aller zwölf Tatorte mit Winfried Glatzeder. Vor allem kritisiert sie das geringe Budget der Filme, da „nur rund 1,5 statt ansonsten 2 Millionen D-Mark pro Episode zur Verfügung“ standen und die daraus resultierende schlechte Bildqualität:
„Die Sparwut gipfelte in der irrsinnigen Idee, die zwölf Episoden in abenteuerlicher Beta-Cam-Ästhetik festzuhalten. Eine ästhetische Katastrophe ohnegleichen!“
Auch Winfried Glatzeder bemängelt in seiner Biographie Ich und Paul die schlechte Bildqualität:
„Der schwachsinnigste Einfall des damaligen Intendanten Horst Schättle aber war der Einsatz der Videotechnik statt der bis dahin üblichen 16-mm Filmkameras. Das „Tatort“-Format wurde so zu einem Versuchsballon für eine Aufnahmetechnik, mit der die Kameramänner damals kaum Erfahrung hatten […] Die kritische Beurteilung des SFB-„Tatorts“ richtete sich hauptsächlich gegen eben diese Fehlentscheidung.“
Außerdem störte ihn massiv die Arbeit mit der Redaktion:
„Am problematischsten aber war für mich, dass ich in der Redaktion keinen Ansprechpartner fand, der sich für unsere Arbeit verantwortlich fühlte.“
Tod im Jaguar (1996) | Der Phoenix-Deal (1996) | Buntes Wasser (1996) | Krokodilwächter (1996) | Mordsgeschäfte (1997) | Schlüssel zum Mord (1997) | Geld oder Leben (1997) | Eiskalt (1997) | Blick in den Abgrund (1998) | Ein Hauch von Hollywood (1998) | Der zweite Mann (1998) | Berliner Weiße (1998)

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Crise existentielle

Une crise existentielle (ou crise de la vie) est une crise qui peut se produire au cours de la vie d’un individu.
Au cours de sa vie, un individu va subir plusieurs crises qui vont induire des changements de sa perception des événements, de sa conception des choses. Cela peut être une prise de conscience euro de foot 2016, une séparation, un deuil, une perte d’emploi, un accident (voire une catastrophe) maillots de football, un changement corporel (adolescence)…
La crise va engendrer une tension nerveuse (stress) qui va permettre l’adaptation de l’individu à la nouvelle situation ; elle peut générer une dépression nerveuse. Cette adaptation peut éventuellement déboucher sur un comportement addictif (alcoolisme, tabagisme, consommation médicamenteuse, toxicomanie) ; le sentiment d’incapacité à s’adapter peut éventuellement déboucher sur un suicide.
Pour le psychanalyste Kazimierz Dąbrowski, une crise existentielle peut s’inscrire dans un processus de désintégration positive, et être utile voire nécessaire à la construction de la personnalité.

Thor

In Norse mythology, Thor (/θɔːr/; from Old Norse Þórr) is a hammer-wielding god associated with thunder, lightning, storms, oak trees, strength, the protection of mankind, and also hallowing, healing and fertility. The cognate deity in wider Germanic mythology and paganism was known in Old English as Þunor and in Old High German as Donar (runic þonar ᚦᛟᚾᚨᚱ), stemming from a Common Germanic *Þunraz (meaning “thunder”).
Ultimately stemming from Proto-Indo-European religion, Thor is a prominently mentioned god throughout the recorded history of the Germanic peoples, from the Roman occupation of regions of Germania, to the tribal expansions of the Migration Period, to his high popularity during the Viking Age, when, in the face of the process of the Christianization of Scandinavia, emblems of his hammer, Mjölnir, were worn in defiance and Norse pagan personal names containing the name of the god bear witness to his popularity. Into the modern period, Thor continued to be acknowledged in rural folklore throughout Germanic regions. Thor is frequently referred to in place names, the day of the week Thursday (“Thor’s day”; Old English Thunresdæg, Thunor’s day; German “Donnerstag” Donar’s day; Dutch “donderdag”) bears his name, and names stemming from the pagan period containing his own continue to be used today.
In Norse mythology, largely recorded in Iceland from traditional material stemming from Scandinavia, numerous tales and information about Thor are provided. In these sources, Thor bears at least fourteen names, is the husband of the golden-haired goddess Sif, is the lover of the jötunn Járnsaxa, and is generally described as fierce-eyed, red-haired and red-bearded. With Sif, Thor fathered the goddess (and possible valkyrie) Þrúðr; with Járnsaxa, he fathered Magni; with a mother whose name is not recorded, he fathered Móði, and he is the stepfather of the god Ullr. The same sources list Thor as the son of the god Odin and the personified earth, Fjörgyn, and by way of Odin, Thor has numerous brothers. Thor has two servants, Þjálfi and Röskva, rides in a cart or chariot pulled by two goats, Tanngrisnir and Tanngnjóstr (that he eats and resurrects), and is ascribed three dwellings (Bilskirnir, Þrúðheimr, and Þrúðvangr). Thor wields the mountain-crushing hammer, Mjölnir, wears the belt Megingjörð and the iron gloves Járngreipr, and owns the staff Gríðarvölr. Thor’s exploits, including his relentless slaughter of his foes and fierce battles with the monstrous serpent Jörmungandr—and their foretold mutual deaths during the events of Ragnarök—are recorded throughout sources for Norse mythology.
Thor has inspired numerous works of art and references to Thor appear in modern popular culture. Like other Germanic deities, veneration of Thor is revived in the modern period in Heathenry.

Old Norse Þórr, Old English ðunor, Old High German Donar, Old Saxon thunar, and Old Frisian thuner are cognates within the Germanic language branch, descending from the Proto-Germanic masculine noun *þunraz ‘thunder’.
The name of the god is the origin of the weekday name Thursday. By employing a practice known as interpretatio germanica during the Roman Empire period, the Germanic peoples adopted the Roman weekly calendar, and replaced the names of Roman gods with their own. Latin dies Iovis (‘day of Jupiter’) was converted into Proto-Germanic *Þonares dagaz (“Thor’s day”), from which stems modern English “Thursday” and all other Germanic weekday cognates.
Beginning in the Viking Age, personal names containing the theonym Thórr are recorded with great frequency. Prior to the Viking Age, no examples are recorded. Thórr-based names may have flourished during the Viking Age as a defiant response to attempts of conversion to Christianity, similar to the widescale Viking Age practice of wearing Thor’s hammer pendants.
The earliest records of the Germanic peoples were recorded by the Romans, and in these works Thor is frequently referred to—via a process known as interpretatio romana (where characteristics perceived to be similar by Romans result in identification of a non-Roman god as a Roman deity)—as either the Roman god Jupiter (also known as Jove) or the Greco-Roman god Hercules. The first clear example of this occurs in the Roman historian Tacitus’s late first-century work Germania, where, writing about the religion of the Suebi (a confederation of Germanic peoples), he comments that “among the gods Mercury is the one they principally worship. They regard it as a religious duty to offer to him, on fixed days, human as well as other sacrificial victims. Hercules and Mars they appease by animal offerings of the permitted kind” and adds that a portion of the Suebi also venerate “Isis”. In this instance, Tacitus refers to the god Odin as “Mercury”, Thor as “Hercules”, and the god Týr as “Mars”, and the identity of the Isis of the Suebi has been debated. In Thor’s case, the identification with the god Hercules is likely at least in part due to similarities between Thor’s hammer and Hercules’ club. In his Annals, Tacitus again refers to the veneration of “Hercules” by the Germanic peoples; he records a wood beyond the river Weser (in what is now northwestern Germany) as dedicated to him.
In Germanic areas occupied by the Roman Empire, coins and votive objects dating from the 2nd and 3rd century AD have been found with Latin inscriptions referring to “Hercules”, and so in reality, with varying levels of likelihood, refer to Thor by way of interpretatio romana.
The first recorded instance of the name of the god appears in the Migration Period, where a piece of jewelry (a fibula), the Nordendorf fibula, dating from the 7th century AD and found in Bavaria, bears an Elder Futhark inscription that contains the name “Þonar”, i.e. “Donar”, the southern Germanic form of the god’s name.
According to a near-contemporary account, the Christian missionary Saint Boniface felled an oak tree dedicated to “Jove” in the 8th century, the Donar Oak in the region of Hesse, Germany.
Around the second half of the 8th century, Old English mentions of a figure named Thunor (Þunor) are recorded, a figure who likely refers to an Old English version of the god. In relation, Thunor is sometimes used in Old English texts to gloss Jupiter, the god may be referenced in the poem Solomon and Saturn, where the thunder strikes the devil with a “fiery axe”, and the Old English expression þunnorad (“thunder ride”) may refer to the god’s thunderous, goat-led chariot.
A 9th-century AD codex from Mainz, Germany, known as the Old Saxon Baptismal Vow records the name of three Old Saxon gods, UUôden (Old Saxon “Wodan”), Saxnôte, and Thunaer, by way of their renunciation as demons in a formula to be repeated by Germanic pagans formally converting to Christianity.
The Kentish royal legend, probably 11th-century, contains the story of a villainous reeve of Ecgberht of Kent called Thunor, who is swallowed up by the earth at a place from then on known as þunores hlæwe (Old English ‘Thunor’s mound’). Gabriel Turville-Petre saw this as an invented origin for the placename demonstrating loss of memory that Thunor had been a god’s name.
In the 11th century, chronicler Adam of Bremen records in his Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum that a statue of Thor, who Adam describes as “mightiest”, sits in the Temple at Uppsala in the center of a triple throne (flanked by Woden and “Fricco”) located in Gamla Uppsala, Sweden. Adam details that “Thor, they reckon, rules the sky; he governs thunder and lightning, winds and storms, fine weather and fertility” and that “Thor, with his mace, looks like Jupiter”. Adam details that the people of Uppsala had appointed priests to each of the gods, and that the priests were to offer up sacrifices. In Thor’s case, he continues, these sacrifices were done when plague or famine threatened. Earlier in the same work, Adam relays that in 1030 an English preacher, Wulfred, was lynched by assembled Germanic pagans for “profaning” a representation of Thor.
Two objects with runic inscriptions invoking Thor date from the 11th century, one from England and one from Sweden. The first, the Canterbury Charm from Canterbury, England, calls upon Thor to heal a wound by banishing a thurs. The second, the Kvinneby amulet, invokes protection by both Thor and his hammer.
In the 12th century, more than a century after Norway was “officially” Christianized, Thor was still being invoked by the population, as evidenced by a stick bearing a runic message found among the Bryggen inscriptions in Bergen, Norway. On the stick, both Thor and Odin are called upon for help; Thor is asked to “receive” the reader, and Odin to “own” them. Also around the 12th century, iconography of the Christianizing 11th-century king Olaf II of Norway absorbed elements of the native Thor; Olaf II had become a familiarly red-bearded, hammer-wielding figure.
In the Poetic Edda, compiled in the 13th century from traditional source material reaching into the pagan period, Thor appears (or is mentioned) in the poems Völuspá, Grímnismál, Skírnismál, Hárbarðsljóð, Hymiskviða, Lokasenna, Þrymskviða, Alvíssmál, and Hyndluljóð.
In the poem Völuspá, a dead völva recounts the history of the universe and foretells the future to the disguised god Odin, including the death of Thor. Thor, she foretells, will do battle with the great serpent during the immense mythical war waged at Ragnarök, and there he will slay the monstrous snake, yet after he will only be able to take nine steps before succumbing to the venom of the beast:
Benjamin Thorpe translation:
Henry Adams Bellows translation:
Afterwards, says the völva, the sky will turn black before fire engulfs the world, the stars will disappear, flames will dance before the sky, steam will rise, the world will be covered in water and then it will be raised again, green and fertile (see Prose Edda section below for the survival of the sons of Thor, who return after these events with Thor’s hammer).
In the poem Grímnismál, the god Odin, in disguise as Grímnir, and tortured, starved and thirsty, imparts in the young Agnar cosmological lore, including that Thor resides in Þrúðheimr, and that, every day, Thor wades through the rivers Körmt and Örmt, and the two Kerlaugar. There, Grímnir says, Thor sits as judge at the immense cosmological world tree, Yggdrasil.
In Skírnismál, the god Freyr’s messenger, Skírnir, threatens the fair Gerðr, who Freyr is smitten with, with numerous threats and curses, including that Thor, Freyr, and Odin will be angry with her, and that she risks their “potent wrath”.
Thor is the main character of Hárbarðsljóð, where, after traveling “from the east”, he comes to an inlet where he encounters a ferryman who gives his name as Hárbarðr (Odin, again in disguise), and attempts to hail a ride from him. The ferryman, shouting from the inlet, is immediately rude and obnoxious to Thor and refuses to ferry him. At first, Thor holds his tongue, but Hárbarðr only becomes more aggressive, and the poem soon becomes a flyting match between Thor and Hárbarðr, all the while revealing lore about the two, including Thor’s killing of several jötnar in “the east” and berzerk women on Hlesey (now the Danish island of Læsø). In the end, Thor ends up walking instead.
Thor is again the main character in the poem Hymiskviða, where, after the gods have been hunting and have eaten their prey, they have an urge to drink. They “sh[ake] the twigs” and interpret what they say. The gods decide that they would find suitable cauldrons at Ægir’s home. Thor arrives at Ægir’s home and finds him to be cheerful, looks into his eyes, and tells him that he must prepare feasts for the gods. Annoyed, Ægir tells Thor that the gods must first bring to him a suitable cauldron to brew ale in. The gods search but find no such cauldron anywhere. However, Týr tells Thor that he may have a solution; east of Élivágar lives Hymir, and he owns such a deep kettle.
So, after Thor secures his goats at Egil’s home, Thor and Týr go to Hymir’s hall in search of a cauldron large enough to brew ale for them all. They arrive, and Týr sees his nine-hundred-headed grandmother and his gold-clad mother, the latter of which welcomes them with a horn. After Hymir—who is not happy to see Thor—comes in from the cold outdoors, Týr’s mother helps them find a properly strong cauldron. Thor eats a big meal of two oxen (all the rest eat but one), and then goes to sleep. In the morning, he awakes and informs Hymir that he wants to go fishing the following evening, and that he will catch plenty of food women casual dresses, but that he needs bait. Hymir tells him to go get some bait from his pasture, which he expects should not be a problem for Thor. Thor goes out, finds Hymir’s best ox, and rips its head off.
After a lacuna in the manuscript of the poem, Hymiskviða abruptly picks up again with Thor and Hymir in a boat, out at sea. Hymir catches a few whales at once, and Thor baits his line with the head of the ox. Thor casts his line and the monstrous serpent Jörmungandr bites. Thor pulls the serpent on board, and violently slams him in the head with his hammer. Jörmungandr shrieks, and a noisy commotion is heard from underwater before another lacuna appears in the manuscript.
After the second lacuna, Hymir is sitting in the boat, unhappy and totally silent, as they row back to shore. On shore, Hymir suggests that Thor should help him carry a whale back to his farm. Thor picks both the boat and the whales up, and carries it all back to Hymir’s farm. After Thor successfully smashes a crystal goblet by throwing it at Hymir’s head on Týr’s mother’s suggestion, Thor and Týr are given the cauldron. Týr cannot lift it, but Thor manages to roll it, and so with it they leave. Some distance from Hymir’s home, an army of many-headed beings led by Hymir attacks the two, but are killed by the hammer of Thor. Although one of his goats is lame in the leg, the two manage to bring the cauldron back, have plenty of ale, and so, from then on, return to Ægir’s for more every winter.
In the poem Lokasenna, the half-god Loki angrily flyts with the gods in the sea entity Ægir’s hall. Thor does not attend the event, however, as he is away in the east for unspecified purposes. Towards the end of the poem, the flyting turns to Sif, Thor’s wife, whom Loki then claims to have slept with. The god Freyr’s servant Beyla interjects, and says that, since all of the mountains are shaking, she thinks that Thor is on his way home. Beyla adds that Thor will bring peace to the quarrel, to which Loki responds with insults.
Thor arrives and tells Loki to be silent, and threatens to rip Loki’s head from his body with his hammer. Loki asks Thor why he is so angry, and comments that Thor will not be so daring to fight “the wolf” (Fenrir) when it eats Odin (a reference to the foretold events of Ragnarök). Thor again tells him to be silent, and threatens to throw him into the sky, where he will never be seen again. Loki says that Thor should not brag of his time in the east, as he once crouched in fear in the thumb of a glove (a story involving deception by the magic of Útgarða-Loki, recounted in the Prose Edda book Gylfaginning)—which, he comments, “was hardly like Thor”. Thor again tells him to be silent, threatening to break every bone in Loki’s body. Loki responds that he intends to live a while yet, and again insults Thor with references to his encounter with Útgarða-Loki. Thor responds with a fourth call to be silent, and threatens to send Loki to Hel. At Thor’s final threat, Loki gives in, commenting that only for Thor will he leave the hall, for “I know alone that you do strike”, and the poem continues.
In the comedic poem Þrymskviða, Thor again plays a central role. In the poem, Thor wakes and finds that his powerful hammer, Mjöllnir, is missing. Thor turns to Loki, and tells him that nobody knows that the hammer has been stolen. The two go to the dwelling of the goddess Freyja, and so that he may attempt to find Mjöllnir, Thor asks her if he may borrow her feather cloak. Freyja agrees, and says she would lend it to Thor even if it were made of silver or gold, and Loki flies off, the feather cloak whistling.
In Jötunheimr, the jötunn Þrymr sits on a barrow, plaiting golden collars for his female dogs, and trimming the manes of his horses. Þrymr sees Loki, and asks what could be amiss among the Æsir and the elves; why is Loki alone in Jötunheimr? Loki responds that he has bad news for both the elves and the Æsir—that Thor’s hammer, Mjöllnir, is gone. Þrymr says that he has hidden Mjöllnir eight leagues beneath the earth, from which it will be retrieved, but only if Freyja is brought to him as his wife. Loki flies off, the feather cloak whistling, away from Jötunheimr and back to the court of the gods.
Thor asks Loki if his efforts were successful, and that Loki should tell him while he is still in the air as “tales often escape a sitting man, and the man lying down often barks out lies.” Loki states that it was indeed an effort, and also a success, for he has discovered that Þrymr has the hammer, but that it cannot be retrieved unless Freyja is brought to Þrymr as his wife. The two return to Freyja and tell her to put on a bridal head dress, as they will drive her to Jötunheimr. Freyja, indignant and angry, goes into a rage, causing all of the halls of the Æsir to tremble in her anger, and her necklace, the famed Brísingamen, falls from her. Freyja pointedly refuses.
As a result, the gods and goddesses meet and hold a thing to discuss and debate the matter. At the thing, the god Heimdallr puts forth the suggestion that, in place of Freyja, Thor should be dressed as the bride, complete with jewels, women’s clothing down to his knees, a bridal head-dress, and the necklace Brísingamen. Thor rejects the idea, yet Loki interjects that this will be the only way to get back Mjöllnir. Loki points out that, without Mjöllnir, the jötnar will be able to invade and settle in Asgard. The gods dress Thor as a bride, and Loki states that he will go with Thor as his maid, and that the two shall drive to Jötunheimr together.
After riding together in Thor’s goat-driven chariot, the two, disguised, arrive in Jötunheimr. Þrymr commands the jötnar in his hall to spread straw on the benches, for Freyja has arrived to be his wife. Þrymr recounts his treasured animals and objects, stating that Freyja was all that he was missing in his wealth.
Early in the evening, the disguised Loki and Thor meet with Þrymr and the assembled jötnar. Thor eats and drinks ferociously, consuming entire animals and three casks of mead. Þrymr finds the behaviour at odds with his impression of Freyja, and Loki, sitting before Þrymr and appearing as a “very shrewd maid”, makes the excuse that “Freyja’s” behaviour is due to her having not consumed anything for eight entire days before arriving due to her eagerness to arrive. Þrymr then lifts “Freyja’s” veil and wants to kiss “her”. Terrifying eyes stare back at him, seemingly burning with fire. Loki says that this is because “Freyja” has not slept for eight nights in her eagerness.
The “wretched sister” of the jötnar appears, asks for a bridal gift from “Freyja”, and the jötnar bring out Mjöllnir to “sanctify the bride”, to lay it on her lap, and marry the two by “the hand” of the goddess Vár. Thor laughs internally when he sees the hammer, takes hold of it, strikes Þrymr, beats all of the jötnar, kills their “older sister”, and so gets his hammer back.
In the poem Alvíssmál, Thor tricks a dwarf, Alvíss, to his doom upon finding that he seeks to wed his daughter (unnamed, possibly Þrúðr). As the poem starts, Thor meets a dwarf who talks about getting married. Thor finds the dwarf repulsive and, apparently, realizes that the bride is his daughter. Thor comments that the wedding agreement was made among the gods while Thor was gone, and that the dwarf must seek his consent. To do so, Thor says, Alvíss must tell him what he wants to know about all of the worlds that the dwarf has visited. In a long question and answer session, Alvíss does exactly that; he describes natural features as they are known in the languages of various races of beings in the world, and gives an amount of cosmological lore.
However, the question and answer session turns out to be a ploy by Thor, as, although Thor comments that he has truly never seen anyone with more wisdom in their breast, Thor has managed to delay the dwarf enough for the Sun to turn him to stone; “day dawns on you now, dwarf, now sun shines on the hall”.
In the poem Hyndluljóð, Freyja offers to the jötunn woman Hyndla to blót (sacrifice) to Thor so that she may be protected, and comments that Thor does not care much for jötunn women.
In the prologue to his Prose Edda, Snorri Sturluson euhemerises Thor as a prince of Troy, and the son of king Memnon by Troana, a daughter of Priam. Thor, also known as Tror, is said to have married the prophetess Sibyl (identified with Sif). Thor is further said here to have been raised in Thrace by a chieftain named Lorikus, whom he later slew to assume the title of “King of Thrace”, to have had hair “fairer than gold”, and to have been strong enough to lift ten bearskins.
The name of the aesir is explained as “men from Asia,” Asgard being the “Asian city” (i.e., Troy). Alternatively, Troy is in Tyrkland (Turkey, i.e., Asia Minor), and Asialand is Scythia, where Thor founded a new city named Asgard. Odin is a remote descendant of Thor, removed by twelve generations, who led an expedition across Germany, Denmark and Sweden to Norway.
In the Prose Edda, Thor is mentioned in all four books; Prologue, Gylfaginning, Skáldskaparmál, and Háttatal.
In Heimskringla, composed in the 13th century by Snorri Sturluson, Thor or statues of Thor are mentioned in Ynglinga saga, Hákonar saga góða, Ólafs saga Tryggvasonar, and Óláfs saga helga. In Ynglinga saga chapter 5, a heavily euhemerized account of the gods is provided, where Thor is described as having been a gothi—a pagan priest—who was given by Odin (who himself is explained away as having been an exceedingly powerful magic-wielding chieftain from the east) a dwelling in the mythical location of Þrúðvangr, in what is now Sweden. The saga narrative adds that numerous names—at the time of the narrative, popularly in use—were derived from Thor.
Tales about Thor, or influenced by native traditions regarding Thor, continued into the modern period, particularly in Scandinavia. Writing in the 19th century, scholar Jacob Grimm records various phrases surviving into Germanic languages that refer to the god, such as the Norwegian Thorsvarme (“Thor’s warmth”) for lightning and the Swedish godgubben åfar (“The good old (fellow) is taking a ride”) as well as the word tordön (“Thor’s rumble” or “Thor’s thunder”) when it thunders. Grimm comments that, at times, Scandinavians often “no longer liked to utter the god’s real name, or they wished to extol his fatherly goodness […].”
Thor remained pictured as a red-bearded figure, as evidenced by the Danish rhyme that yet referred to him as Thor med sit lange skæg (“Thor with the long beard”) and the Frisian curse diis ruadhiiret donner regiir! (“let red-haired thunder see to that!”).
A Scandinavian folk belief that lightning frightens away trolls and jötnar appears in numerous Scandinavian folktales, and may be a late reflection of Thor’s role in fighting such beings. In connection, the lack of trolls and ettins in modern Scandinavia is explained as a result of the “accuracy and efficiency of the lightning strokes”.
On four (or possibly five) runestones, an invocation to Thor appears that reads “May Thor hallow (these runes/this monument)!” The invocation appears thrice in Denmark (DR 110, DR 209, and DR 220), and a single time in Västergötland (Vg 150), Sweden. A fifth appearance may possibly occur on a runestone found in Södermanland, Sweden (Sö 140), but the reading is contested. Pictorial representations of Thor’s hammer also appear on a total of five runestones found in Denmark and in the Swedish counties of Västergötland and Södermanland.
Three stones depict Thor fishing for the serpent Jörmungandr; the Hørdum stone in Thy, Denmark, the Altuna Runestone in Altuna, Sweden, one of the Ardre image stones (stone VII) from Gotland, Sweden, and the Gosforth Cross in Gosforth, England.
The Sønder Kirkeby Runestone (DR 220), a runestone from Denmark bearing the “May Thor hallow these runes!” inscription
A runestone from Södermanland, Sweden bearing a depiction of Thor’s hammer
The Altuna stone from Sweden, one of four stones depicting Thor’s fishing trip
The Gosforth depiction, one of four stones depicting Thor’s fishing trip
Runes × þur : uiki × on the Velanda Runestone, Sweden, meaning “may Þórr hallow.”
Pendants in a distinctive shape representing the hammer of Thor (known in Norse sources as Mjöllnir) have frequently been unearthed in Viking Age Scandinavian burials. The hammers were worn as a symbol of Norse pagan faith and as a symbol of opposition to Christianization; a response to crosses worn by Christians. Casting moulds have been found for the production of both Thor’s hammers and Christian crucifixes, and at least one example of a combined crucifix and hammer has been discovered. The Eyrarland Statue, a copper alloy figure found near Akureyri, Iceland dating from around the 11th century, may depict Thor seated and gripping his hammer.
Drawing of a silver-gilted Thor’s hammer found in Scania, Sweden
Drawing of a 4.6 cm gold-plated silver Mjöllnir pendant found at Bredsätra on Öland, Sweden
Drawing of a silver Thor’s hammer amulet found in Fitjar, Hordaland, Norway
Drawing of Thor’s hammer amulet from Mandemark, Møn, Denmark
The swastika symbol has been identified as representing the hammer or lightning of Thor. Scholar Hilda Ellis Davidson (1965) comments on the usage of the swastika as a symbol of Thor:
Swastikas appear on various Germanic objects stretching from the Migration Period to the Viking Age, such as the 3rd century Værløse Fibula (DR EM85;123) from Zealand, Denmark; the Gothic spearhead from Brest-Litovsk, Belarus; numerous Migration Period bracteates; cremation urns from early Anglo-Saxon England; the 8th century Sæbø sword from Sogn, Norway; and the 9th century Snoldelev Stone (DR 248) from Ramsø, Denmark.
Numerous place names in Scandinavia contain the Old Norse name Þórr. The identification of these place names as pointing to religious significance is complicated by the aforementioned common usage of Þórr as a personal name element. Cultic significance may only be assured in place names containing the elements -vé (signifying the location of a vé, a type of pagan Germanic shrine), -hof (a structure used for religious purposes, see heathen hofs), and -lundr (a holy grove). The place name Þórslundr is recorded with particular frequency in Denmark (and has direct cognates in Norse settlements in Ireland, such as Coill Tomair), whereas Þórshof appears particularly often in southern Norway. Torsö (Thor’s Island) appears on the Swedish westcoast. Thor also appears in many placenames in Uppland.
In English placenames, Old English Thunor (in contrast with the Old Norse form of the name, later introduced to the Danelaw) left comparatively few traces. Examples include Thundersley, from *Thunores hlæw and Thurstable (Old English “Thunor’s pillar”). F. M. Stenton noted that such placenames were apparently restricted to Saxon and Jutish territory and not found in Anglian areas.
In what is now Germany, locations named after Thor are sparsely recorded, but an amount of locations called Donnersberg (German “Donner’s mountain”) may derive their name from the deity Donner, the southern Germanic form of the god’s name.
In as late as the 19th century in Iceland, a specific breed of fox was known as holtaþórr (“Thor of the holt”), likely due to the red coat of the breed. In Sweden in the 19th century, smooth, wedge-shaped stones found in the earth were called Thorwiggar (“Thor’s wedges”), according to a folk belief that they were once hurled at a troll by the god Thor. (Compare Thunderstones.) Similarly, meteorites may be considered memorials to Thor in folk tradition due to their sheer weight. On the Swedish island of Gotland, a species of beetle (scarabæus stercorarius) was named after the god; the Thorbagge. When the beetle is found turned upside down and one flips it over, Thor’s favor may be gained. In other regions of Sweden the name of the beetle appears to have been demonized with Christianization, where the insect came to be known as Thordedjefvul or Thordyfvel (both meaning “Thor-devil”).
Thor closely resembles other Indo-European deities associated with the thunder: the Celtic Taranis, the Baltic Perkūnas, the Slavic Perun, and particularly the Hindu Indra, whose red hair and thunderbolt weapon the vajra are obvious parallels. Scholars have compared Indra’s slaying of Vritra with Thor’s battle with Jörmungandr. Although in the past it was suggested that Thor was an indigenous sky god or a Viking Age import into Scandinavia, these Indo-European parallels make him generally accepted today as ultimately derived from a Proto-Indo-European deity.
In Georges Dumézil’s trifunctional hypothesis of Indo-European religion, Thor represents the second function, that of strength. Dumézil notes that as a result of displacements, he does not lead armies; most of the functions of Indra have been in effect taken over by Odin. Many scholars have noted the association of Thor with fertility, particularly in later folklore and in the reflex of him represented by the Sami Hora galles (“Good-man Thor”). For Dumézil, this is the preservation by peasants of only the side-effect of the god’s atmospheric battles: the fertilizing rain. Others have emphasized Thor’s close connection to humanity, in all its concerns. Scholar Hilda Ellis Davidson summarizes:
The cult of Thor was linked up with men’s habitation and possessions, and with well-being of the family and community. This included the fruitfulness of the fields, and Thor, although pictured primarily as a storm god in the myths, was also concerned with the fertility and preservation of the seasonal round. In our own times, little stone axes from the distant past have been used as fertility symbols and placed by the farmer in the holes made by the drill to receive the first seed of spring. Thor’s marriage with Sif of the golden hair, about which we hear little in the myths, seems to be a memory of the ancient symbol of divine marriage between sky god and earth goddess, when he comes to earth in the thunderstorm and the storm brings the rain which makes the fields fertile. In this way Thor, as well as Odin, may be seen to continue the cult of the sky god which was known in the Bronze Age.
In modern times, Thor continues to be referenced in popular culture. Starting with F. J. Klopstock’s 1776 ode to Thor, Wir und Sie, Thor has been the subject of various poems, including Adam Gottlob Oehlenschläger’s 1807 epic poem Thors reise til Jotunheim and, by the same author, three more poems (Hammeren hentes, Thors fiskeri, and Thor besøger Hymir) collected in his 1819 Nordens Guder; Thors Trunk (1859) by Wilhelm Hertz; the 1820 satirical poem Mythologierne eller Gudatvisten by J. M. Stiernstolpe; Nordens Mythologie eller Sinnbilled-Sprog (1832) by N. F. S. Grundtvig; the poem Harmen by Thor Thorild; Der Mythus von Thor (1836) by Ludwig Uhland; Der Hammer Thors (1915) by W. Schulte v. Brühl; Hans Friedrich Blunck’s Herr Dunnar und die Bauern (published in Märchen und Sagen, 1937); and Die Heimholung des Hammers (1977) by H. C. Artmann. He also features in two works by Rudyard Kipling: Letters of Travel: 1892-1913 and “Cold Iron” in Rewards and Fairies.
Artists have depicted Thor in painting and sculpture, including Henry Fuseli’s 1780 painting Thor in Hymirs Boot bekämpft die Midgardschlange; H. E. Freund’s 1821–1822 statue Thor; B. E. Fogelberg’s 1844 marble statue Thor; M. E. Winge’s 1880 charcoal drawing Thors Kampf mit den Riesen; K. Ehrenberg’s 1883 drawing Odin, Thor und Magni; several illustrations by E. Doepler published in Wilhelm Ranisch’s 1901 Walhall (Thor; Thor und die Midgardschlange; Thor den Hrungnir bekämpfend; Thor bei dem Riesen Þrym als Braut verkleidet; Thor bei Hymir; Thor bei Skrymir; Thor den Fluß Wimur durchwatend); J. C. Dollman’s 1909 drawings Thor and the Mountain and Sif and Thor; G. Poppe’s painting Thor; E. Pottner’s 1914 drawing Thors Schatten; H. Natter’s marble statue Thor; and U. Brember’s 1977 illustrations to Die Heimholung des Hammers by H. C. Artmann.
Swedish chemist Jöns Jacob Berzelius (1779–1848) discovered a chemical element that he named after Thor – thorium.
In 1962, American comic book writer Stan Lee and his brother Larry Lieber, together with Jack Kirby, created the Marvel Comics superhero Thor, which they based on the god of the same name. Portrayed by Australian actor Chris Hemsworth, this character stars in the Marvel Studios films Thor (2011), The Avengers (2012), Thor: The Dark World (2013) and Avengers: Age of Ultron (2015) and the upcoming Thor: Ragnarok (2017).
First described in 2013, Thor’s hero shrew (Scutisorex thori) is a species of shrew native to the Democratic Republic of Congo. It and its sister species, the hero shrew (Scutisorex somereni), are the only mammal species known to have interlocking vertebrae. The team named the shrew after Thor due to the god’s association with strength.
Swedish melodic death metal band Amon Amarth’s 2008 studio album Twilight of the Thunder God is based around Thor’s slaying of the serpent Jormungandr.

Transkei Constitution Act

Der Transkei Constitution Act (Act No. 48 / 1963) bildete ein Gesetz, das die Homelandpolitik Südafrikas grundsätzlich prägte Rucksack MCM. Es wurde vom Parlament der Republik Südafrika beschlossen, um die Gebiete der Transkei mit ihrem bisherigen Status als Reservat in ein Territorium der „Selbstverwaltung“ umzuwandeln. Der Transkei Constitution Act war ein Bestandteil der südafrikanischen Apartheidgesetzgebung. Die Transkei diente auf diese Weise als Modellfall für die beabsichtigte Unabhängigkeit weiterer Homelands.

Mit dem Bantu Authorities Act (Act No. 68 / 1951) (deutsch etwa Bantu-Behörden-Gesetz) wurde in Rückgriff auf den Natives Administration Act von 1927 (deutsch etwa: Eingeborenen-Verwaltungsgesetz) die Selbstverwaltungsfunktion der Eingeborenenreservate unter Bezugnahme auf vermeintlich traditionelle Stammesstrukturen gestärkt. In der Praxis gewann jedoch die Politik nach dem Prinzip Indirect rule unter Ausnutzung des Ansehens und Einflusses der hierfür in Anspruch genommenen Chiefs (Häuptlinge) an maßgeblicher Bedeutung.
Der Promotion of Bantu Self-Government Act (Act No. 46 / 1959) (deutsch etwa: Gesetz zur Förderung der Bantu-Selbstverwaltung) schuf eine hierarchische Struktur lokaler Behörden für die meist ländlichen Wohngebiete der schwarzen Bevölkerung in den Reservaten, die nach Vorgaben und unter Kontrolle aus Pretoria Steuern erhoben, die Vergabe öffentlicher Aufträge steuern konnten und Kontingentlizenzen sowie Handelszertifikate erteilten. Auf der Grundlage dieses Gesetzes ernannte die Regierung acht Generalbevollmächtigte für die gleiche Anzahl von Reservaten, die zur „Selbstverwaltung“ vorgesehen waren. Sie waren in der Ausübung ihrer Aufgaben dem Ministerium für Bantu-Verwaltung, -Entwicklung, und -Erziehung unterstellt und vollzogen die dort konzipierten Entwicklungsvorhaben.
Mit dem Transkei Constitution Act unterstellte man der mit diesem Gesetz erschaffenen Selbstverwaltungsadministration ein Areal im Umfang von 3,2 Prozent der Gesamtfläche Südafrikas. Die als Transkei bezeichnete Region umfasste Gebiete des früheren Britisch-Kaffraria zwischen der ehemaligen Provinz Natal und der ursprünglichen Kapkolonie.
Von den Bestimmungen des Transkei Constitution Act waren definierte Gebiete mit weißer Bevölkerung, wie Stadtteile, Städte oder Farmgebiete, ausgenommen. Diese Sonderregelung betraf die Distrikte von Elliot und Maclear sowie Mount Currie (bei Kokstad), ferner Gebiete in den Distrikten von Matatiele und Umzimkulu sowie die Enklave Port St. Johns.
Mit dem Transkei Constitution Act entstand im Homeland eine neue, parlamentsähnliche Vertretung, die einige Merkmale ihres Vorläufers, dem so genannten Bunga der Transkeian Territories, aufwies. Der signifikante Unterschied zwischen beiden Gremien lag im zahlenmäßigen Verhältnis zwischen den gewählten und den ex-officio-Mitgliedern. Im Bunga verfügten die vom Volk gewählten Mitglieder über eine normative Mehrheit, in der neuen Gesetzgebenden Versammlung hingegen nicht.
Das als Gesetzgebende Versammlung (Legislative assembly) bezeichnete Gremium im Homeland Transkei bestand aus 109 Mitgliedern, die jedoch durch die Art und Weise ihrer Mitgliedschaft sich aus zwei Gruppen zusammensetzte. Das waren einerseits 45 gewählte Mitglieder und andererseits 64 ex-officio-Mitglieder. Letztere Gruppe bildeten Chiefs, deren Ernennung zum ex-officio-Mitglied wie auch ihre Abberufung durch den Staatspräsidenten Südafrikas vorgenommen wurde. Die Legitimation der gewählten 45 Mitglieder erfolgte in 26 Stimmbezirken der Transkei von den dort ansässigen Bewohnern mit Wahlrecht. Dieses Wahlrecht besaß jede Person, die über 21 Jahre alt war und nicht zu einer Haftstrafe (ohne Option zur Geldstrafe) verurteilt worden war. Steuerzahlende Personen zwischen dem 18. und 21. Lebensjahr waren ebenfalls wahlberechtigt.
Die Gesetzgebende Versammlung besaß für die Kontrolle der auf den Sektoren Finanzen, Bildung, Justiz, Innenpolitik, Land- und Forstwirtschaft sowie das Straßenwesen sich vollziehenden Entwicklungen eine eng umrissene Zuständigkeit.
In der Hand der Südafrikanischen Regierung verblieben die Zuständigkeiten für die Einwanderung, den Sektor der Landesverteidigung, die Währung, Banken und Zölle, die internationalen Beziehungen, die innere Sicherheit, das Gesundheitswesen sowie das Post- und das Eisenbahnwesen. Im Jahre 1972 erhielt die Transkei-Regierung weitere Zuständigkeiten für die Ausgabe von Führerscheinen und Autozulassungen, für öffentliche Verkehrsmittel (ohne Eisenbahnen), die Gefängnisse, die Kontrolle öffentlicher Veranstaltungen, das Gesundheitswesen und den Tourismus Rucksack MCM. Die Übertragung der Zuständigkeiten einer eigenen Polizeibehörde wurde zu diesem Zeitpunkt von der weißen Regierung in Pretoria geplant.
Die Regierung der Transkei Authority wurde vom Chief Minister of Transkei geleitet und mittels eines geheimen Wahlverfahrens in der Gesetzgebenden Versammlung gewählt. Er übte Kraft Amtes zusätzlich die Funktion des Finanzministers aus. Die weiteren Kabinettressorts bildeten die Bereiche Landwirtschaft und Forsten, Inneres, Justiz, Straßen- und Wohnungsbau sowie Bildung.
Die Regierung der Transkei verfügte über keine staatliche Souveränität, handelte aber im Rahmen in den definierten Handlungsspielräumen dieses Gesetzes autonom. Insgesamt betrachtet handelte es sich jedoch um eine partielle Autonomie ohne regionale Gesamtverantwortung der Transkei-Behörden. Die Abberufung eines Ministers konnte nur mit einem begründeten Antrag vom Chief Minister des Homelands beim Präsidenten der Republik Südafrika in die Wege geleitet werden.
Nach den Regelungen des Transkei Constitution Act waren nur jene Personen „Bürger“ der Transkei, die auf deren Gebiet geboren wurden oder sich seit fünf Jahren vor Inkrafttreten des Gesetzes dort legal aufgehalten hatten. Ferner zählten alle außerhalb der Transkei lebenden Personen zu ihren „Bürgern“, die einem dort ansässigen Stamm zugehörig waren (Mitglied oder Abkömmling von Stammesfamilien).

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John Stewart (Pennsylvania)

John Stewart († 1820 in Elmwood, Pennsylvania) war ein US-amerikanischer Politiker. Zwischen 1801 und 1805 vertrat er den Bundesstaat Pennsylvania im US-Repräsentantenhaus.
Weder John Stewarts Geburtsdatum noch sein Geburtsort sind überliefert. Er besuchte vorbereitende Schulen Rucksack MCM. Über seinen beruflichen Werdegang gibt es ebenfalls keine Informationen. Stewart engagierte sich in der Politik und war zwischen 1789 und 1796 Abgeordneter im Repräsentantenhaus von Pennsylvania. Politisch wurde er Mitglied der Ende der 1790er Jahre von Thomas Jefferson gegründeten Demokratisch-Republikanischen Partei.
Nach dem Tod des Abgeordneten Thomas Hartley wurde Stewart im achten Wahlbezirk von Pennsylvania als dessen Nachfolger in das US-Repräsentantenhaus in Washington, D.C. gewählt, wo er am 15. Januar 1801 sein neues Mandat antrat. Nach zwei Wiederwahlen konnte er bis zum 3. März 1805 im Kongress verbleiben. Während seiner Zeit als Kongressabgeordneter wurde im Jahr 1803 durch den von Präsident Jefferson getätigten Louisiana Purchase das Staatsgebiet der Vereinigten Staaten beträchtlich erweitert. Im Jahr 1804 wurde der zwölfte Verfassungszusatz ratifiziert. Seit 1803 vertrat Stewart den sechsten Distrikt seines Staates im Kongress.
Über seine Aktivitäten nach dem Ende seiner Zeit als Kongressabgeordneter gibt es ebenfalls keine Angaben. Auch sein genaues Sterbedatum ist unbekannt. Es wird lediglich vermerkt, dass er im Jahr 1820 in Elmwood im York County verstarb und auf seinem dortigen Anwesen beigesetzt wurde.

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Icebreaker (Band)

Icebreaker ist ein Musikensemble aus Großbritannien, das von James Poke und John Godfrey gegründet wurde. Das Ensemble ist einer der führenden Interpreten zeitgenössischer Musik mit Schwerpunkt eines postminimalistischen Repertoires. Das Ensemble spielt ausschließlich mit Verstärkung in einer nicht klassischen Besetzung, ihre Performances sind im Vergleich mit Konzerten klassischen Musikinhaltes „seriously loud“. In den letzten Jahren hat Icebreaker sein Repertoire um das Genre „Ambient“ mit ihrem Arrangement von Brian Enos Album Apollo: Atmospheres and Soundtracks erweitert.

Icebreaker formierte sich im Jahr 1989 und besteht aus zwölf Musikern in einer Besetzung von Querflöte, Panflöte, Saxophon, Klarinette, elektrischer Geige und Cello, Gitarre, Schlagzeug, Akkordeon und Keyboard, sowie einem Tontechniker und dem Produktionsmanagement.
Icebreakers Debüt 1989 fand im Rahmen eines Festivals holländischer Musik der University of York unter anderem mit Louis Andriessens Stücken Hoketus, de Staat und de Stijl statt. Über den Schwerpunkt holländischer, britischer und amerikanischer Musik entwickelte sich eine intensive Zusammenarbeit mit Bang on a Cans Michael Gordon, David Lang und Julia Wolfe Rucksack MCM. Die spezifische instrumentelle Besetzung des Ensembles entwickelte sich vorbildhaft aus der holländischen Musikgruppe Hoketus (1977 – 1987), gegründet von Louis Andriessen, die die Inkorporation von Panflöte inspirierte.
Icebreakers Repertoire besteht unter anderem aus Kompositionen von Louis Andriessen, Gavin Bryars, Brian Eno, Philip Glass, Michael Gordon, David Lang, Steve Martland, Michael Nyman, Steve Reich und Terry Riley. Die unkonventionelle Instrumentation des Ensembles ergibt einen einzigartigen musikalischen Klang und erlaubt die Synergie zeitgenössischer Musik, Rock und alternativer Musik.
Icebreaker tritt seit über 20 Jahren regelmäßig in Europa und den USA auf. Auftritte beinhalten ein Icebreaker gewidmetes Festival der Wiener Musikgalerie in Wien, Konzerte im Rahmen des Festivals Carinthischer Sommer in Kärnten, eine Kooperation mit dem Symphonieorchester Bochum Rucksack MCM, wo Stewart Wallace’ The Book of Five aufgeführt wurde, auch mit dem American Composers Orchestra in New Yorks Carnegie Hall und Konzerten in Kassel und Hamburg in Deutschland. Konzerte in Großbritannien und den USA inkludieren ein weites Spektrum von unterschiedlichen Bühnen und Festivals von Rock (Camp Bestival) bis New York (Bang on a Can, Lincoln Center).
Icebreakers erste zwei Alben wurden von Deccas Argo Label aufgenommen unter anderem mit Musik von Andriessen, Gordon, Lang, Bryars and Damian LeGassick (Terminal Velocity 1994, Trance 1996). Nachfolgende Alben bei verschiedenen Labels wie NewTone (Italien, Rogues Gallery 1997), ein Portrait Diderik Wagenaars (2001) bei Composers’ Voice (Verlag Donemus Studio), Extraction bei Between the lines (2001) und Philip Glass Music with Changing Parts (2007) bei Orange Mountain Music. Icebreaker arbeitet seit 2004 mit dem New Yorker Label Cantaloupe Music zusammen, die Cranial Pavement (2005) aufgenommen und Terminal Velocity und Trance remastered haben. 2012 wurde Icebreakers prestigeträchtigstes Projekt Apollo aufgenommen und herausgebracht.
Icebreaker arbeitet seit vielen Jahren in Kooperation mit Tanz, Ballett und Multimedia Kollaborationen. Ihre Auftritte inkludieren eine Tanzadaption von Ashley Page für das Royal Ballet in London (Cheating, Lying, Stealing 1998), wiederaufgenommen mit dem Scottish Ballet in Glasgow und Edinburgh (2003, 2009). 2004-5 entstand eine Zusammenarbeit mit Wayne McGregors Tanztruppe Random Dance, die mit Ataxia (Adaption für Tanz von Michael Gordons Trance) in London, Amsterdam und New York aufführten. Icebreakers CD-Einspielungen werden regelmäßig für Tanz Performances verwendet.
Von 2003 bis 2004 tourte Icebreaker gemeinsam mit dem Orkest De Volharding und der Sängerin Christina Zavalloni die sogenannte Big Noise Tour, eine Multimedia Zusammenarbeit, die auf den großen Veranstaltungsbühnen in Großbritannien und den Niederlanden aufgeführt wurde. Icebreaker hat weiterhin die Filmmusik zu dem amerikanischen Independent-Film Book of Love aufgenommen.
Als Teil weltweiter Events anlässlich des 40-jährigen Jubiläums der Mondlandungen wurde Icebreaker mit Pedal-Steel-Gitarre-Spieler B J Cole eingeladen, Brian Enos Album Apollo (Brian Eno, Roger Eno und Daniel Lanois) live zu Al Reinerts film For All Mankind (Filmmusik arrangiert Woojun Lee 2009) im Science Museum London IMAX zu spielen. Eine erweiterte Version dieses Arrangements tourniert Großbritannien und Europa seit Mai 2010. Das Album wurde 2012 veröffentlicht.
Im Rahmen des Huddersfield Contemporary Music Festival wurde Icebreaker anlässlich Louis Andriessens 70. Geburtstag zur Festaufführung zweier Konzerte eingeladen. Das Ensemble spielte regelmäßig in der Glasgow City Hall im Rahmen des Minimal Festivals.
Icebreaker arbeitet kontinuierlich in zahlreichen Bildungsprojekten an Universitäten und Schulen in ganz Großbritannien, wie in Londons Goldsmiths College im Zweig “Popular Music” in Assoziation mit John Paul Jones. Seit 2006 produziert Icebreaker die monatliche Internet Radio Show Radio Icebreaker auf Brightons totallyradio.com.

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